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	<title>francesco grasso &#187; storia della sicilia</title>
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		<title>La Sicilia risorgimentale e dell&#8217;autonomia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia risorgimentale presenta due distinte periodi: la Sicilia borbonica fino al 1860 e quella unitaria dopo tale data. Passata la bufera napoleonica e ritornato al suo trono di Napoli nel 1815, re Ferdinando di Borbone, non soltanto abolì la Costituzione ma con l’atto di unione del 1816 unificò i due regni e divenne Ferdinando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia risorgimentale presenta due distinte periodi: la Sicilia borbonica fino al 1860 e quella unitaria dopo tale data.</p>
<p>Passata la bufera napoleonica e ritornato al suo trono di Napoli nel 1815, re Ferdinando di Borbone, non soltanto abolì la Costituzione ma con l’atto di unione del 1816 unificò i due regni e divenne Ferdinando I re delle due Sicilie. Proseguì una politica accentratrice che provocò prima la crisi economica e scatenò poi la rivoluzione (1820-1821), che portò al governo di Palermo una giunta provvisoria.<br />
L’effimera vita della giunta, osteggiata da città come Catania e Messina, riportò alla ribalta, agevolata dalla decisione della corte napoletana di sopprimere l’istituto del viceregno.</p>
<p>L’impopolarità dei Borboni, i moti insurrezionali del 1837, 1848,1855, la diffusione delle idee illuministiche e democratiche agevolarono l’impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Con il Plebiscito del 1860, l’Italia fu liberata dai Borboni, ed entrò a far parte del regno d’Italia.<br />
L’unità si rivelò ben presto una delusione, il peso fiscale aumentò paurosamente tanto che la Sicilia protestò nel 1866 con l’ultima rivolta risorgimentale che fu domata dal generale Cadorna.</p>
<p>Dopo la seconda guerra mondiale la Sicilia vide aggravarsi i suoi problemi da fenomeni postbellici, tra cui il banditismo. La Sicilia del 1943, esasperata per i lunghi torti subiti, generò il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia guidato da Finocchiaro Aprile che sostenne una vera e propria battaglia presso Caltagirone e chiese un nuovo Status per la Sicilia.<br />
Le condizioni politiche fecero sì che per la Sicilia, il 15 maggio 1946 fosse decretata “una Autonomia Regionale a statuto speciale”. Il 20 aprile 1947 rinacque il Palamento Siciliano che era stato sospeso nel 1849.</p>
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		<title>Gli Spagnoli in Sicilia</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La corona di Martino I passò alla sua morte al padre Martino II, caso veramente raro nella storia, che regnò fino al 1410. Alla sua morte non avendo eredi diretti, si riunì a Caspe il consiglio della Corona d’Aragona, che nominò re Ferdinando di Pastiglia. Con questo re si iniziò il periodo spagnolo in Sicilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La corona di Martino I passò alla sua morte al padre Martino II, caso veramente raro nella storia, che regnò fino al 1410. Alla sua morte non avendo eredi diretti, si riunì a Caspe il consiglio della Corona d’Aragona, che nominò re Ferdinando di Pastiglia.</p>
<p>Con questo re si iniziò il periodo spagnolo in Sicilia che durò fino al 1713 e che viene chiamato “Età dei Viceré”, perché i Siciliani non videro altro re che Carlo V e solo per tre mesi. I re Spagnoli nominavano al loro posto dei viceré scelti tra i nobili del tempo e affidavano a loro la reggenza della Sicilia in loro assenza.</p>
<p>L’isola divenne, cosi, un vicereame spagnolo e visse nell’orbita indolente della politica della Spagna. Le vicende di questo periodo hanno una importanza relativa nella storia e nella politica dove il vero protagonista fu il banoraggio che dette vita alla difesa di una falsa libertà che consentiva la conservazione dei vecchi privilegi e l’usurpazione dei nuovi.</p>
<p>Il secolo XV vide una prestigiosa fioritura della cultura siciliana, nel 1434 fu fondata la prima Università dell’isola, quella di Catania; straordinaria fu la diffusione dell’umanesimo siciliano oltre i confini d’Italia. L’arte siciliana presenta una figura veramente eccezionale, quella di Antonello da Messina, la cui pittura ha destato un coro generale di lodi.</p>
<p>Il dominio spagnolo terminò nel 1713, ma nel primo quarantennio l’isola passò attraverso oltre tre dominazioni, quella sabauda, quella austriaca ed infine quella barbonica che durò fino al 1860, anno in cui la storia siciliana confluì in quella del regno d’Italia.</p>
<p>La Spagna però non aveva desposto il vecchio desiderio di ritornare e il Re Filippo V di Spagna inviò il figlio Carlo Borbone al comando di un esercito in Italia per impadronirsi del regno di Napoli. Poi passò a conquistare la Sicilia dove Carlo di Borbone venne incoronato Re nel duomo di Palermo. Fu questa l’ultima incoronazione di un re in Sicilia.</p>
<p>Il riformismo borbonico fu continuato dall’opera di due viceré: Domenico Caracciolo e il Principe di Caramanico che promossero riforme vastissime, ancora una volta i baroni rinsaldarono le loro posizioni con la presenza in Sicilia della Corte Napoletana.<br />
Le idee della Rivoluzione Francese si fecero strada anche in Sicilia e il giurista palermitano Di Blasi ordì un congiura per instaurare un governo repubblicano ma venne scoperto ed arrestato.</p>
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		<title>Gli Aragonesi in Sicilia</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 08:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per lealtà dinastica, cacciati i francesi dall’isola, il Parlamento siciliano chiamò al trono Pietro III d’Aragona che aveva sposato Costanza di Svevia, figlia del re Manfredi e quindi legittima erede del regno. Si iniziò pertanto il periodo aragonese nella storia della Sicilia che coincise con il Vespro siciliano che portò al lungo periodo della guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per lealtà dinastica, cacciati i francesi dall’isola, il Parlamento siciliano chiamò al trono Pietro III d’Aragona che aveva sposato Costanza di Svevia, figlia del re Manfredi e quindi legittima erede del regno. Si iniziò pertanto il periodo aragonese nella storia della Sicilia che coincise con il Vespro siciliano che portò al lungo periodo della guerra dei novant’anni, scandita da tre trattati di pace: quella di Caltebellotta, quella di Catania e quella definitiva di Avignone.</p>
<p>Con la pace di Catania gli angioini rinunciavano alla sovranità sull’isola ma la guerra, continuò da ambo le parti e si concluse ad Avignone nel 1372 (sede Papale) con la pace che segnava il definitivo distacco della Sicilia da Napoli. Questo distacco sarebbe durata fino al 1816, quando i Barboni unificarono i due Regni dell’Italia Meridionale nel “Regno delle due Sicilie”.</p>
<p>Si scatenò una lunga guerra civile tra il governo dei “Quattro Vicari”, di cui facevano parte le potenti famiglie Aragona, Chiaramonte, Peralta e Ventimiglia che detenevano il potere in nome della principessa Maria d’Aragona, orfana e ancora quindicenne, e altri baroni che videro esclusi dal potere. La situazione si sbloccò quando venne re in Sicilia Martino I che regnò fino ai primi anni 400.</p>
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		<title>Il periodo angioino in Sicilia</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 08:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il regno angioino in Sicilia non fu felice e il nuovo re d’Angiò vi fu una sola volta in dodici anni e anche di passaggio, dovendo raggiungere in Africa il fratello re Luigi IX di Francia, impegnato nella crociata. Fu un malcontento generale, sia perché la capitale del regno fu trasferita a Napoli, sia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il regno angioino in Sicilia non fu felice e il nuovo re d’Angiò vi fu una sola volta in dodici anni e anche di passaggio, dovendo raggiungere in Africa il fratello re Luigi IX di Francia, impegnato nella crociata.</p>
<p>Fu un malcontento generale, sia perché la capitale del regno fu trasferita a Napoli, sia per l’avida politica fiscale instaurata dagli Angioini che avevano estremamente bisogno di denaro per finanziare le loro imprese militari. A ciò si aggiunga la forzata coabitazione coi militari francesi, che i Siciliani dovevano subire nelle loro case.</p>
<p>La proibizione assoluta di portare armi, che dava modo ai francesi di mettere le mani addosso alle donne per cercare armi nascoste sotto le vesti, e l’aggravio fiscale determinarono uno stato d’animo ostile che scatenò la celebre rivolta popolare del “Vespro Siciliano” iniziato a Palermo nel giorno di Pasquetta del 1282. I Siciliani riuscirono a cacciare i francesi dall’isola con le sole proprie forze e in ciò fu determinante l’apporto dato dalle donne.</p>
<p>A Messina nel grandioso campanile meccanico del Duomo, due bronzee figure femminili scandiscono le ore in ricordo delle coraggiose donne messinesi che salvarono la loro città sventando con il loro intervento tempestivo un attacco notturno degli Angioini.</p>
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		<title>Gli Svevi in Sicilia</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 08:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La dominazione sveva in Sicilia cominciò con Enrico VI, imperatore di Germania e re di Sicilia e continuò con il grande Federico II, per concludersi con il re Manfredi. Federico II di Svevia meritò di essere chiamato dai suoi contemporanei “la meraviglia del mondo” per sua straordinaria cultura linguistica, filosofica, scientifica e astrologica. Alla sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La dominazione sveva in Sicilia cominciò con Enrico VI, imperatore di Germania e re di Sicilia e continuò con il grande Federico II, per concludersi con il re Manfredi.</p>
<p>Federico II di Svevia meritò di essere chiamato dai suoi contemporanei “la meraviglia del mondo” per sua straordinaria cultura linguistica, filosofica, scientifica e astrologica. Alla sua corte nacque la letteratura italiana, con la Scuola Poetica Siciliana, alla quale partecipò adeguatamente egli stesso con la collaborazione del figlio Manfredi. Fu vittorioso nelle sue lotte contro il Papato, i comuni italiani e i baroni tedeschi, fondò l’Università di Napoli nel 1224 e stipulò trattati di navigazione con le Repubbliche Marinare. Amò tanto la Sicilia che, pur essendo morto in Puglia, per disposizione testamentaria volle essere sepolto nel duomo di Palermo.</p>
<p>Alla sua morte nel 1250, in Sicilia seguì un periodo politico assai torbido, perché il Papato, per evitare di essere soffocato dalla morsa sveva da Nord e Sud, penso ad una soluzione “francese” del problema siciliano. La “voluntas Sicolorum” si espresse con il suo Parlamento in senso contrario alle intenzioni pontificie e incoronò re a Palermo lo svevo Manfredi, figlio di Federico II.<br />
Intanto il Papa destinò la corona di Sicilia al conte francese Carlo D’angiò; lo scontro decisivo tra i francesi e gli svevi avvenne a Benevento nel 1226 dove Manfredi fu sconfitto ed ucciso. Cominciò cosi il periodo angioino in tutta l’isola che durò dal 1266 al 1282.</p>
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		<title>I Normanni in Sicilia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 08:00:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sistema amministrativo arabo piuttosto blando non costituì un’organica struttura statale poiché spesso i “Kaid” erano in lotta tra loro e fu proprio per una contesa tra il Kaid di Catania e quello di Agrigento che nel 1060 settecento cavalieri guidati da Roberto il Guiscardo e Ruggero D’Altavilla sbarcarono a Messina. Occuparono Catania, Enna, Noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema amministrativo arabo piuttosto blando non costituì un’organica struttura statale poiché spesso i “Kaid” erano in lotta tra loro e fu proprio per una contesa tra il Kaid di Catania e quello di Agrigento che nel 1060 settecento cavalieri guidati da Roberto il Guiscardo e Ruggero D’Altavilla sbarcarono a Messina. Occuparono Catania, Enna, Noto e posero le basi a Palermo nel 1072.</p>
<p>Ruggero I perseguì il disegno politico di realizzare una solida unità amministrativa centralizzata, nell’ambito della quale si inserissero le varie componenti razziali dell’isola, dai Latini a Greci, dai Bizantini agli Arabi e ai Normanni.</p>
<p>Nel 1097 il Papa Urbano II, che fu a lungo in Sicilia, come segno di gratitudine per gli aiuti ricevuti, concesse a Ruggero I la speciale prerogativa &#8220;dell’Apostolica Legazia&#8221;, per cui il re di Sicilia aveva la facoltà di nominare direttamente tutti i vescovi siciliani.</p>
<p>Con i Normanni si gettarono le basi dello stato moderno, il re non comandava più attraverso la piramide feudale, ma per mezzo dei suoi funzionari, dando vita ad una forma di burocrazia statale. </p>
<p>Il più grande re normanno fu Ruggero II che fece erigere splendidi edifici come la Cappella Palatina e la chiesa della Martorana a Palermo, il duomo a Cefalù, decorandoli con meravigliosi mosaici. Organizzò il suo regno, creando il Parlamento nel 1129 e il primo catasto urbano e rurale.</p>
<p>Il suo successore Guglielmo II il Buono fece costruire il Duomo di Monreale e non avendo eredi diretti permise il matrimonio della zia Costanza D’Altavilla con Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa: il che comportò il passaggio della corona di Sicilia dai normanni agli svevi.</p>
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		<title>La Sicilia araba</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 08:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli arabi dominarono la Sicilia dall’827 al 1060, provenendo dalla Tunisia, sbarcarono a Capo Granitola presso Mazara e occuparono Palermo, Messina, Enna, Siracusa, giungendo fino nel messinese. Non ci fu un regno unitario arabo, ma una serie di signorie locali rette da “Kiad” che perseguitarono i cristiani, pretendendone la conversione all’Islam. La Sicilia fu divisa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arabi dominarono la Sicilia dall’827 al 1060, provenendo dalla Tunisia, sbarcarono a Capo Granitola presso Mazara e occuparono Palermo, Messina, Enna, Siracusa, giungendo fino nel messinese. Non ci fu un regno unitario arabo, ma una serie di signorie locali rette da “Kiad” che perseguitarono i cristiani, pretendendone la conversione all’Islam.</p>
<p>La Sicilia fu divisa amministrativamente dagli Arabi nel “Val di Mazara” per la parte centro occidentale; mentre la parte orientale fu divisa in “Val Demone” a nord e “Val di Noto “ a sud.</p>
<p>E&#8217; notevole l’apporto dato dagli Arabi allo sviluppo economico e civile. Essi rivoluzionarono la produzione agricola con le nuove colture del riso e degli agrumi e con una sapiente opera di canalizzazione, che permise di sfruttare al meglio le risorse idriche tanto che ancor oggi i termini dialettali riguardanti l’irrigazione sono arabi.</p>
<p>Fu curato lo sviluppo della piccola proprietà terriera con provvedimenti fiscali, furono incrementate le piantagioni di gelsi e fiori l’industria della seta. Palermo divenne una metropoli mediterranea con circa trecento moschee e si adoperò nel settore commercio come sappiamo dalle descrizioni dei viaggiatori arabi.</p>
<p>Numerosi sono i toponimi arabi anche per città importanti. Caltanisetta deriva da Kalat= Castello; Marsala da Marsa = porto, Ghibellina da Gel =monte.</p>
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		<title>Il periodo bizantino in Sicilia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 08:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ricordo che gli isolani hanno del dominio romano è ancora vivo ed è ricordo di bellezza e di grandiosità. Diverso è invece quello che si ha della dominazione bizantina. Durante tale periodo infatti le condizioni generali dell’isola si aggravarono per l’avido fiscalismo bizantino che immiserì e vessò l’isola, ma anche, per le continue scorrerie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ricordo che gli isolani hanno del dominio romano è ancora vivo ed è ricordo di bellezza e di grandiosità. Diverso è invece quello che si ha della dominazione bizantina. Durante tale periodo infatti le condizioni generali dell’isola si aggravarono per l’avido fiscalismo bizantino che immiserì e vessò l’isola, ma anche, per le continue scorrerie arabe.</p>
<p>Fu proprio la pressione musulmana su Costantinopoli, a fare trasferire la capitale dell’impero bizantino in Sicilia. La decisione fu presa nel 663 dall’imperatore Costante II, che per motivi di sicurezza trasferì la corte Costantinopoli a Siracusa, dove regnò fino al 668 quando fu ucciso da una congiura di palazzo.</p>
<p>La cultura di questo periodo fu esclusivamente ecclesiastica con figure come quelle di San Gregorio Asbesta, che fu vescovo a Siracusa e poi a Costantinopoli, e fu anche un valido miniaturista di codici sacri.</p>
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