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	<title>francesco grasso &#187; leggende etnee</title>
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		<title>Ulisse e Polifemo</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
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		<description><![CDATA[E gli altri scogli? La storia degli altri scogli è legata alle vicende del povero Ulisse, che tornava da Troia carico di gloria e malanni. Il buon Omero ci narra che egli ebbe la sventura di essere ospite di uno dei quei Ciclope, per nome di Polifemo. Ma che sa come la intendeva costui l’ospitalità?! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E gli altri scogli? La storia degli altri scogli è legata alle vicende del povero Ulisse, che tornava da Troia carico di gloria e malanni. Il buon Omero ci narra che egli ebbe la sventura di essere ospite di uno dei quei Ciclope, per nome di Polifemo. Ma che sa come la intendeva costui l’ospitalità?! Rinchiusi nella sua tremenda grotta Ulisse ed i suoi compagni, il bestiale Ciclope iniziò una cura ricostituente a base di carne umana (due uomini alla volta),  e allora solo si sarebbe fermato quando avesse dato fondo alla insperata incetta di uomini che gli era capitato di fare.</p>
<p>Però, se il Ciclope era strapotente, il greco era maestro in fatto di astuzie. Colse un momento propizio in cui il Ciclope ubriaco e satollo si era buttato in un angolo per riposare, e gli innestò nell’unico occhio un enorme palo di legno infuocato. Strazio, urla, furore indiavolato del cieco Polifemo! Guai se gli fosse capitato tra le mani il suo nemico! Ma Ulisse attaccatosi alla pancia di un caprone, uscì dalla grotta, e quando fu lontano e al sicuro si diede a burlare il Ciclope. Fu allora che questi, come estrema e disperata vendetta, prese di mano  le rocce più vicine e le scaraventò all’indirizzo del fuggitivo che ormai aveva raggiunto il mare.</p>
<p>E’ vero che i pecorai sono maestri nel lancio delle pietre, ma pietre di questa fatta, non saprei proprio chi potrebbe tirarle.</p>
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		<title>Il ratto di Proserpina</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Greci ci tramandarono pure un fatto di cronaca. C’erano due donne, madre e figlia che si chiamavano Cerere e Proserpina, gente per bene che badava soltanto ai fatti propri. Ma, che volete farci?, i cattivi non mancano mai. Un giorno, mentre Proserpina  raccoglieva fiori per ornarsi il capo, e  la madre si trovava un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Greci ci tramandarono pure un fatto di cronaca.</p>
<p>C’erano due donne, madre e figlia che si chiamavano Cerere e Proserpina, gente per bene che badava soltanto ai fatti propri. Ma, che volete farci?, i cattivi non mancano mai. Un giorno, mentre Proserpina  raccoglieva fiori per ornarsi il capo, e  la madre si trovava un po’ lontano, venne un prepotente, Plutone, dio dell’inferno, la rapì e se la porto nel suo regno tenebroso, senza badare alle strida della poveretta. Figurarsi il pianto e lo strepito della madre, quando non trovò più la figliuola! La cercò per tutto, in preda al più vivo dolore; e andò per mari e per monti, dimentica del cibo e del sonno. Si, anche dal sonno perché continuò a cercarla di notte; e siccome al buio sarebbe impossibile rintracciarla, che fece? Uno di noi, poveri mortali, quando ha smarrito un oggetto di notte, se non ha un lume, accende un fiammifero. Cerere, che era una dea, accese due fiammiferi, cioè due pini, e li pose in cima all’Etna; e apre che l’espediente sia in qualche modo riuscito.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Cerere, poi che della madre Idea<br />
Tornando in fretta alla solinga valle,<br />
là dove calca la montagna etnea<br />
Al fulminato Encelado le spalle,<br />
La figlia non trovò dove l’avea<br />
Lasciato fuor d’ogni seganto calle<br />
Fatto ch’ebbe alle guancie, al petto, ai crini<br />
E agli occhi danno, alfin svelse due pini.</em></p>
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		<title>La leggenda di Tifèo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’altra leggenda è quella di Tifèo, gigante di smisurata statura, violento e nemico degli dei. Costui, carattere turbolento e imbevuto di principi anarchici, aveva avuto la temerarietà di dare, nientemeno, la scalata all’Olimpo. Giove, sbalordito da quel gesto sacrilego, dopo una lotta piuttosto movimentata, riuscì ad abbatterlo con i suoi fulmini e ad imprigionarlo sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’altra leggenda è quella di Tifèo, gigante di smisurata statura, violento e nemico degli dei. Costui, carattere turbolento e imbevuto di principi anarchici, aveva avuto la temerarietà di dare, nientemeno, la scalata all’Olimpo. Giove, sbalordito da quel gesto sacrilego, dopo una lotta piuttosto movimentata, riuscì ad abbatterlo con i suoi fulmini e ad imprigionarlo sotto la Sicilia, con questa posizione topografica: i piedi sotto il Lilibeo, in quel di trapani; il braccio dentro sotto il Peloro, presso Messina; il sinistro nei paragi di Pachino, e con la testa sotto l’Etna. Nonostante che sia legato a doppia catena, riesce di tanto in tanto, il furfante, a dare scossoni cosi forti, da far tremare tutta l’isola (ecco spiegata la causa dei terremoti siciliani!); e talvolta ha degli impeti tali di dispetto e di rabbia che si mette a vomitare dalla bocca orrenda, fiumi di lava, e massi infocati, con spavento di tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ne schiaccia il capo l’Etna, sotto cui Tifeo supino<br />
Lancia sabbie, e vomita fiamme dalla fiera bocca</em></p>
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		<title>La leggenda di Vulcano</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
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		<description><![CDATA[Fra le leggende etnee, figura in prima linea quella del dio Vulcano, o Efesto. Un giorno, nell’Olimpo degli dei, ci dovette essere qualche discordia in famiglia: non sappiamo lo svolgimento del tafferuglio, perché in quel tempo non c’erano giornalisti; sappiamo solo che il povero Vulcano ebbe la peggio: fu preso per un piede dal sommo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra le leggende etnee, figura in prima linea quella del dio <em>Vulcano</em>, o <em>Efesto</em>.</p>
<p>Un giorno, nell’Olimpo degli dei, ci dovette essere qualche discordia in famiglia: non sappiamo lo svolgimento del tafferuglio, perché in quel tempo non c’erano giornalisti; sappiamo solo che il povero Vulcano ebbe la peggio: fu preso per un piede dal sommo Giove, e precipitato da quell’altezza sul nostro globo (una espulsione vera e propria). La caduta, non dovette essere incruenta e senza dolore.</p>
<p>Quando si riebbe, si spolverò, e si accorse di essere in una bella isola incantata, che non aveva  nulla da invidiare all’Olimpo. Che fare? L’ozio è padre di tutti i vizi;  e d’altro canto un pezzo di pane bisogna guadagnarselo. E siccome da ragazzo aveva imparato l’arte del fabbro, pensò bene di metter su  bottega sull’Etna, o dentro l’Etna, che poi è lo stesso. Si capisce che un dio, non è un  ferraio qualunque: quindi è da meravigliarsi se da quella fucina uscisse tanto fumo e tanto fuoco da oscurare il sole.</p>
<p>Ebbe parecchi operai alle sue dipendenze, e si dice che facesse affari d’oro, specializzandosi soprattutto nella costruzione di armi, corazze, e nella manipolazione dei fulmini al sommo Giove.</p>
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