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	<title>francesco grasso &#187; geografia della sicilia</title>
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		<title>La rete idrografica siciliana</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 15:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Sicilia non sono presenti i corsi d’acqua veramente ragguardevoli, in quanto la sua struttura morfologica, ha nel corso dei secoli creato vari fiumi ma piccoli e limitati di bacino. Questa stessa struttura determina però una diversità tra i fiumi che si gettano sul Tirreno e quelli che si gettano sul Mar d’Africa. I primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Sicilia non sono presenti i corsi d’acqua veramente ragguardevoli, in quanto la sua struttura morfologica, ha nel corso dei secoli creato vari fiumi ma piccoli e limitati di bacino. Questa stessa struttura determina però una diversità tra i fiumi che si gettano sul Tirreno e quelli che si gettano sul Mar d’Africa. I primi brevi e tumultuosi, i secondi più lunghi e più lenti. Quelli che si gettano sullo Ionio e che nascono dai Peloritani e dall’ Etna sono simili a quelli del Tirreno, mentre quelli che nascono dai ripiani Iblei sono simili a quelli del Mar d’Africa.</p>
<p><strong>Portata d&#8217;acqua dei fiumi siciliani</strong><br />
Le differenze tra i corsi d’acqua siculi non si possono riassumere solo con la struttura orografica, ma si deve tenere conto anche di quella geologica che influenza molto il loro deflusso piuttosto che il decorso e l’ampiezza. Maggiore permeabilità si ha sulle arre più piovoso; questo fenomeno presente sul massiccio dell’Etna le Madonie e sull’altopiano ibleo crea tante sorgenti (le più famose: Fiumefreddo, Bagnara Saluto, Ciane) sfruttate sia per l’irrigazione degli agrumeti e delle coltivazioni, sia d’estate per mantenere a livelli accettabili la portata dei fiumi. Questo paesaggio è presente anche nelle zone interne della Sicilia. Nel territorio compreso tra i fiumi Platani e Salso nei periodi estivi la conformazione geologica causa, per la sua impermeabilità, siccità, ma, alle prime precipitazioni abbondanti si crea il fenomeno della Fiumara, ovvero il corso d’acqua diventa violento e veloce. Si verifica soprattutto nei corsi d’acqua delle zone tirreniche e ioniche e non in quelli che si gettano nel mar d’Africa.</p>
<p><strong>La Fiumara</strong><br />
La fiumara tipica si presenta in tutta la catena montuosa a nord e al di là delle Madonie. I corsi d’acqua sono numerosi con decorso breve (sotto i 20-30 km) e bacino trascurabile. Dove le medonie terminano e si incontrano i monti calcarei dell’ ovest i fiumi penetrano verso l’interno. Il San Leonardo, che sfocia a Termini Imerese è lungo 43 km ed ha un bacino di 522 km2; i Torto lungo 50 km con 421 km2; il Fiume Grande (o Imera settentrionale) lungo 32 km con 344 km2; il Pollina lungo 30 km con 395 km2; l’ Eleutero lungo 30 km con 200 km2; l’Oreto lungo 19 km con 111 km2. Ad oriente troviamo l’Alcantara, che scorrendo tra l’Etna e la catena settentrionale arriva a 48 km di lunghezza e 570 km2 di bacino. Tutti i fiumi, a differenza dell’Alcantara alimentato da grandi sorgenti, presentano variazioni di portata durante l’anno: le acque cominciano a salire in ottobre, poi a dicembre fino a raggiungere punte massime in gennaio o febbraio e si abbassano poi in aprile fino a deprimersi in maggio e asciugarsi in estate. Durante il periodo delle piogge si assiste alle piene, a volte disastrose.</p>
<p><strong>Fiumi e torrenti</strong><br />
I fiumi si sviluppano maggiormente a sud della catena settentrionale che corona il golfo di Castellamare, soprattutto al centro dell’altopiano interno. Il più lingo è il Salso o Imera lungo meridionale (112 km) che lo attraversa tutto attingendo dal massiccio delle Madonie. La conformazione dei monti corleonesi e di quelli erei contribuiscono al poco sviluppo dei bacini imbriferi. Il Paltani, lungo 84 km, ha un bacino di 1785 km2 soltanto grazie ai suoi molti affluenti. I fiumi occidentali sono ancora meno sviluppati (si ricordano il Belice 76 km, il Sasio 53 km). Nemmeno quelli che scorrono nella parte sud-orientale sono degni di molta importanza a causa della conformazione morfologica che penalizza la loro portata. A causa della siccità, i fiumi siculi d’estate diminuiscono sensibilmente la loro portata. Sul fronte ionico si trova il fiume più importante: il Simeto (90km) inferiore in lunghezza all’Imera meridionale ma con un bacino più grande (4326 km2) grazie ai suoi numerosi affluenti e che è l’unico ad avere la fisionomia di un vero fiume. Nonostante tutto d’estate anch’ esso vede diminuire la sua portata a causa della siccità e del prelevamento effettuato dall’uomo per l’irrigazione.</p>
<p><strong>Fiumi d’inverno e fiumi in estate</strong><br />
L’alternanza tra le stagioni secche e quelle piovoso dà una duplice caratteristica ai fiumi siculi. Nei mesi caldi la caratteristica principale è l’alveo asciutto e ciottoloso, d’inverno la potenza delle acque turbinose che scendono a valle e che spesso creano problemi a strade, ferrovie, abitazioni e colture. Il Simeto nella stagione invernale raggiunge portate anche maggiori alla media stagionale di vari punti. L’Alcantara ha uno scarto ancora maggiore tra le due stagioni, nonostante sia tra i più regolari della Sicilia.</p>
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		<title>La Piana di Catania e la pianure alluvionali</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 15:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La piana di Catania, estesa su 430 Km2, dal mare si spinge fino alle propaggini Iblee e l’estreme pendici dell’ Etna arrivando fino a 100 metri di altidutine. Si è formata dalle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti: il Dittaino e il Gornalunga che ancora oggi la percorrono. Oltre a questa, le altre pianure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La piana di Catania, estesa su 430 Km2, dal mare si spinge fino alle propaggini Iblee e l’estreme pendici dell’ Etna arrivando fino a 100 metri di altidutine. Si è formata dalle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti: il Dittaino e il Gornalunga che ancora oggi la percorrono.</p>
<p>Oltre a questa, le altre pianure alluvionali sono di piccola estensione, sia quelle sul Tirreno (Sant’Agata, Militello, Patti, Falcone) che quelle sullo Ionio (dalle parti meridionali di Messina fino a capo Sant’Alessio) e si presentano come piccole fasce a ridosso dei monti.</p>
<p>Leggermente più ampia quella alle falde dell’Etna, dalla foce dell’Alcantara fino ad Acireale, più corpose la conca palerminata, le piane di Carini e di Alcamo-Partinico e di forma triangolare quella di Milazzo.</p>
<p>Sull litorale del Mar d’Africa c’è la piana di Gela, orlata sul mare da dune fino a 30m di altezza, ma disposte in fascia compatta lievemente innalzata verso l’interno.</p>
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		<title>L&#8217;Etna</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 15:15:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo.</p>
<p>L’Etna ha un’altezza di 3.350 m., una circonferenza di circa 212 km, e copre un’area di 1.570 kmq. Il grande vulcano ha la forma di cono assai ampio e schiacciato, con un pendio abbastanza dolce fino a 1.600 m. quindi s’innalza sempre più rapidamente sin verso i 3.000 m., dove è tagliato da un ripiano ellissoidale, su quale si erge il cono terminale. L’Etna, oltre al cono eruttivo centrale e al cratere nord-orientale, che è un ramo del condotto magmatico principale, dispone di molti crateri o bocche secondari, che isolati o a gruppi, si osservano sulle sue pendici; tra i più noti i monti Silvestri, i monti Rossi a nord di Nicolosi, il monte Minardo e il monte Rùvula presso Bronte. L’Etna con il suo continuo pennacchio di fumo, che serve anche a farci conoscere la direzione dei venti superiori, con la varietà e l’imponenza delle sue fasi eruttive, e con i suoi sismi e bradisismi è un centro di studi geofisici di primissimo ordine.</p>
<p>Come stazione di sport invernali, l’Etna si è imposta, in questi ultimi anni, in maniera tale da essere conosciuta in tutto il mondo sciistico per le gare che si svolgono in una cornice fantasiosa, col cospetto dell’azzurro mare Jonio e con lo sfondo dei mandorli in fiore. Unica nel Mediterraneo, cosi piena di contrasti violenti determinati dal mare, dalla neve, dal sole, dal fuoco e da un cielo sereno. Le discese sono rese lunghe e vertiginose per le grande altitudine del vulcano carico di neve che, per le intense variazioni atmosferiche, si presenta primaverile; e mentre lassù ci si abbandona allo sport preferito, a pochi chilometri maturano gli aranci, si gode una temperatura mite e il sole ci invita a bagnarsi nelle acque cristalline del magnifico golfo.</p>
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		<title>I rilievi della Sicilia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 06:15:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I Peloritani, costituiti da antiche rocce cristalline, costituiscono la diretta prosecuzione dell&#8217;Appennino calabro; occupano l&#8217;intera porzione nordorientale della Sicilia, prospettando quindi anche sul mar Ionio, e hanno forme piuttosto aspre malgrado l&#8217;altezza modesta (la massima cima tocca appena i 1374 m). I Nebrodi sono formati invece da arenarie e argille, di facile erosione e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Peloritani</strong>, costituiti da antiche rocce cristalline, costituiscono la diretta prosecuzione dell&#8217;Appennino calabro; occupano l&#8217;intera porzione nordorientale della Sicilia, prospettando quindi anche sul mar Ionio, e hanno forme piuttosto aspre malgrado l&#8217;altezza modesta (la massima cima tocca appena i 1374 m).</p>
<p>I <strong>Nebrodi</strong> sono formati invece da arenarie e argille, di facile erosione e che quindi determinano paesaggi dalle linee morbide; le quote si elevano sino ai 1847 m del monte Soro. Perdono verso ovest l&#8217;andamento a dorsale per saldarsi con un ampio e tozzo massiccio, le <strong>Madonie</strong>; qui le rocce hanno in prevalenza natura calcarea, con pianori aridi e frequenti fenomeni carsici, culminando nel Pizzo Carbonara che, con i suoi 1979 m, è la massima vetta dell&#8217;Appennino siculo.</p>
<p>Al di là dei contrafforti delle Madonie, la Sicilia occidentale è formata da una serie confusa di rilievi, perlopiù collinari, ma talvolta con elevazioni anche imponenti, superiori ai 1500 m, in particolare là dove emergono, al di sopra delle distese di argille e arenarie marnose, più resistenti bastioni calcarei, localmente chiamati &#8220;rocche&#8221; per la loro forma isolata: così la Rocca Busambra (1610 m).</p>
<p>Nella Sicilia centrale si accentua l&#8217;irregolarità del rilievo; si può tuttavia distinguere una larga fascia trasversale, poco più di un altopiano di natura arenaceo-calcarea, che grosso modo si diparte dalle Madonie e volgendo verso sud-est giunge sino al vertice meridionale dell&#8217;isola. La formano dapprima i monti <strong>Erei</strong>, quindi, più a sud, il vasto tavolato dei monti <strong>Iblei</strong>; le massime quote superano di poco i 1100 m nel primo sistema, non raggiungono nemmeno i 1000 m nel secondo. Rappresentano tuttavia un rilevante fattore idrografico, perché formano la linea di spartiacque di molti fiumi che vi hanno origine, volgendosi poi al mare di Sicilia o al mar Ionio.</p>
<p>Il sesto e più imponente rilievo della Sicilia è rappresentato dall&#8217;<a href="http://www.francescograsso.net/argomenti/ricerche-sulla-sicilia/etna-il-grande-gigante/"><strong>Etna</strong></a>. Vulcano attivo, il più elevato d&#8217;Europa (3323 m), esso domina la costa orientale dell&#8217;isola; ha una mole imponente, di forma conica, che spicca anche da molto lontano, mostrando versanti che diventano via via più ripidi col procedere verso la sommità, imbiancata di neve per la maggior parte dell&#8217;anno. </p>
<p>L&#8217;Etna sovrasta la più vasta ed importante pianura siciliana, che ha reso fertile con i suoi stessi depositi vulcanici: la <strong>piana di Catania</strong> (la più grande pianura della Sicilia).<br />
Formata dalle alluvioni del fiume Simeto e dei suoi affluenti, tra cui il Dittaino, la piana di Catania ha una superficie di 430 km2, pari a un quinto di tutte le pianure dell&#8217;isola; altre importanti aree pianeggianti sono poi la piana di Gela, sul mare di Sicilia, che presenta però numerose dune, e la <strong>Conca d&#8217;Oro</strong>, su cui si estende Palermo, sul mar Tirreno.</p>
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