<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>francesco grasso &#187; etna</title>
	<atom:link href="http://www.francescograsso.net/tag/etna/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.francescograsso.net</link>
	<description>realizzazione siti web, sviluppo software e soluzioni informatiche, grafica editoriale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 31 Oct 2011 13:35:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>L&#8217;Etna</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/etna</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/etna#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 15:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[geografia della sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=319</guid>
		<description><![CDATA[Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo.</p>
<p>L’Etna ha un’altezza di 3.350 m., una circonferenza di circa 212 km, e copre un’area di 1.570 kmq. Il grande vulcano ha la forma di cono assai ampio e schiacciato, con un pendio abbastanza dolce fino a 1.600 m. quindi s’innalza sempre più rapidamente sin verso i 3.000 m., dove è tagliato da un ripiano ellissoidale, su quale si erge il cono terminale. L’Etna, oltre al cono eruttivo centrale e al cratere nord-orientale, che è un ramo del condotto magmatico principale, dispone di molti crateri o bocche secondari, che isolati o a gruppi, si osservano sulle sue pendici; tra i più noti i monti Silvestri, i monti Rossi a nord di Nicolosi, il monte Minardo e il monte Rùvula presso Bronte. L’Etna con il suo continuo pennacchio di fumo, che serve anche a farci conoscere la direzione dei venti superiori, con la varietà e l’imponenza delle sue fasi eruttive, e con i suoi sismi e bradisismi è un centro di studi geofisici di primissimo ordine.</p>
<p>Come stazione di sport invernali, l’Etna si è imposta, in questi ultimi anni, in maniera tale da essere conosciuta in tutto il mondo sciistico per le gare che si svolgono in una cornice fantasiosa, col cospetto dell’azzurro mare Jonio e con lo sfondo dei mandorli in fiore. Unica nel Mediterraneo, cosi piena di contrasti violenti determinati dal mare, dalla neve, dal sole, dal fuoco e da un cielo sereno. Le discese sono rese lunghe e vertiginose per le grande altitudine del vulcano carico di neve che, per le intense variazioni atmosferiche, si presenta primaverile; e mentre lassù ci si abbandona allo sport preferito, a pochi chilometri maturano gli aranci, si gode una temperatura mite e il sole ci invita a bagnarsi nelle acque cristalline del magnifico golfo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/etna/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’attività vulcanica &#8211; Centri antichi, intermedi e Mongibello</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-centri-antichi-intermedi-mongibello</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-centri-antichi-intermedi-mongibello#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=218</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: L&#8217;ETNA &#8211; Realizzato da L. Giacomelli Dopo le eruzioni dell&#8217;Etna primordiale e fino a circa 25.000 anni fa, numerosi centri eruttivi si formano uno sopra l&#8217;altro innalzando e allargando sempre di più la forma del vulcano. I centri eruttivi di questa lunga fase, la cui ricostruzione è possibile grazie alla scarpata della Valle del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/etna.html" target="_blank">Fonte: <strong>L&#8217;ETNA</strong> &#8211; Realizzato da L. Giacomelli</a></p>
<p>Dopo le eruzioni dell&#8217;Etna primordiale e fino a circa 25.000 anni fa, numerosi centri eruttivi si formano uno sopra l&#8217;altro innalzando e allargando sempre di più la forma del vulcano. I centri eruttivi di questa lunga fase, la cui ricostruzione è possibile grazie alla scarpata della Valle del Bove che ha sezionato un fianco dell&#8217;Etna, vengono suddivisi in antichi, intermedi e del Mongibello.  centri antichi comprendono Calanna, Trifoglietto I e parte del Trifoglietto II. I resti di questi apparati si trovano nella parte inferiore della Valle del Bove ma non è possibile conoscere le loro dimensioni originarie e stabilirne con certezza la successione cronologica. Alcuni autori comprendono tra le eruzioni del Trifoglietto anche i prodotti del monte Calanna.</p>
<p>I prodotti del Calanna formano l&#8217;omonimo monte, alto 1325 metri, e sono visibili anche nelle pareti della Val Calanna, dove hanno uno spessore di circa 200 metri. Il vulcano era probabilmente situato nella parte orientale della Val Calanna. I depositi piroclastici di questo vulcano risultano ora molto alterati e attraversati da intrusioni. I prodotti del Trifoglietto I affiorano sulla parete Nord della Valle del Bove, intorno a uno sperone delimitato dalle Rocche Musarra e Capra. Sono circa 200 m di scorie, agglomerati e sottili colate di lava verso l&#8217;alto, attraversati da dicchi. Il punto di emissione era probabilmente verso la parte Nord-Est della Valle del Bove. Si tratta del primo di una serie di crateri formatisi nell&#8217;area ora occupata dalla depressione della Valle del Bove.</p>
<p>Il vulcano Trifoglietto II, forse il più importante formatosi nell&#8217;area dell&#8217;attuale Valle del Bove, doveva essere molto ampio e con diverse bocche eruttive. I prodotti di questo vulcano definiti nel loro insieme come serie piroclastica, comprendono colate di lava alla base e prodotti piroclastici nella parte superiore. La serie piroclastica è visibile nella parte Sud-Ovest della Valle del Bove dove ha uno spessore massimo di 400 m. Nella parete Sud della Valle del Bove, le lave sono separate dai prodotti piroclastici da una quindicina di metri di brecce grossolane, sedimentate forse da un flusso piroclastico. I centri intermedi comprendono i prodotti effusivi del Trifoglietto II, Vavalaci e Cuvigghiuni. Anche per questi vulcani non è possibile ricostruire la successione cronologica e nemmeno l&#8217;aspetto che potevano avere durante la loro attività.</p>
<p>I prodotti effusivi del Trifoglietto II si trovano sulla parete meridionale della Valle del Bove (dove per un breve tratto si sovrappongono alla serie piroclastica del Trifoglietto II) e a Est del Monte Zoccolaro, dove hanno un spessore superiore ai 300 m. Le colate di lava di questo vulcano sono di due tipi: le prime sono di colore chiaro e sono distribuite nella Valle del Bove a Est (Timpa di Macchia) e a Sud (Monte Po). Quelle soprastanti sono più sottili e più scure, con uno spessore che aumenta andando verso Est, da 50 a oltre 100 m. La bocca eruttiva era probabilmente posta verso il centro della Valle del Bove. I prodotti emessi dal centro eruttivo Vavalaci consistono in sottili colate di lava, separate da strati di scorie, con spessore totale di 250 m a Sud-Ovest della Valle del Bove, decrescente verso Nord e verso Est. A Nord ricoprono la serie piroclastica del Trifoglietto II e a Est quella effusiva.</p>
<p>Il centro eruttivo doveva essere sotto il Piano del Lago, a Ovest rispetto ai vulcani precedenti. La cima di questo piccolo vulcano a scudo aveva una depressione che in parte si vede ora nel taglio a Nord del Canalone della Montagnola, dove è profonda circa 200 m e larga 600 m. Il centro eruttivo di Cuvigghiuni deve essersi formato in seguito a fasi prevalentemente esplosive dalla stessa bocca di alimentazione del Vavalaci. I prodotti piroclastici attribuiti a questo vulcano, consistono infatti in un deposito di circa 200 m di spessore che riempie la depressione sommitale del Vavalaci. All&#8217;esterno della depressione, in particolare verso Nord, si trovano solo alcuni depositi di tufo riferibili a questo vulcano. Il Mongibello è un grosso cono che copre la zona Nord-Ovest dell&#8217;attuale massiccio dell&#8217;Etna e ne comprende più di un terzo del volume. Si tratta del centro eruttivo più recente ed è sede delle bocche sommitali attuali. La vita di questo apparato può essere suddivisa in più fasi: Mongibello antico e Mongibello recente, separate dalla formazione della caldera del Cratere Ellittico e Mongibello moderno, rappresentata dalle eruzioni storiche.</p>
<p>I prodotti del Mongibello antico costituiscono quasi il 90% del volume del cono e si vedono con spessori di 100-200  metri sulla parete Nord della Valle del Bove, con qualche decina di metri in cima alla parete meridionale e con 400 m sulla parete occidentale, nel punto chiamato Belvedere. L&#8217;attività del Mongibello antico inizia probabilmente dal  centro eruttivo chiamato Ellittico. I prodotti consistono prevalentemente in colate di lave intercalate a qualche strato di prodotti piroclastici. Alla fase esplosiva più intensa si attribuisce il flusso piroclastico sceso fino a Biancavilla. L&#8217;attività di questo centro termina intorno a 14.000 anni fa con lo sprofondamento della parte superiore del vulcano e la formazione della Caldera dell&#8217;Ellittico, una struttura con circa 4 km di diametro, interamente riempita dai prodotti del Mongibello recente. Un altro centro eruttivo, detto del Leone, si sarebbe formato all&#8217;interno della caldera dell&#8217;Ellittico, vicino al bordo verso Nord-Ovest. L&#8217;attuale depressione della Valle del Leone, è da alcuni autori interpretata come l&#8217;evidenza del collasso della parte sommitale di questo vulcano che avrebbe segnato la fine della sua attività, mentre altri lo considerano solo una piccola depressione valliva, priva di indizi di attività locale.</p>
<p>L&#8217;attività del Mongibello recente segue la formazione della Caldera dell&#8217;Ellittico e consiste in fasi effusive alternate a altre di carattere esplosivo. Le colate di lava delle fasi effusive hanno riempito la depressione sommitale fino a livello del Piano delle Concazze (2790 m) e si sono poi riversate all&#8217;esterno. I prodotti delle fasi esplosive consistono in strati di ceneri spessi anche decine di metri, in parte ricollegabili all&#8217;attività del Mongibello antico (datate intorno a 26000 anni) e in parte a quella del Mongibello recente (datate tra 9000 e 2000 anni fa). I prodotti piroclastici testimoniano eventi altamente esplosivi di tipi freato-magmatico.</p>
<p>Un&#8217;eruzione di questo tipo, avvenuta nell&#8217;anno 122 a.C., ha formato, a circa 2500 m s.l.m. a Sud del Cratere Ellittico, la caldera del Piano, che attualmente si presenta come una piattaforma con 2 km di diametro sopra la quale è cresciuto il cono sommitale. Il Mongibello moderno è caratterizzato da un&#8217;attività persistente al cono sommitale, con emissione di colate di lava basaltica e attività debolmente esplosiva. Il fianco Sud-Est del cono Mongibello è interrotto dalla scarpata della Valle del Bove, una depressione formatasi attraverso varie fasi, iniziate probabilmente dopo l&#8217;attività effusiva del Trifoglietto II. Gli ultimi stadi di questa struttura coincidono con l&#8217;attività del Mongibello recente. Nel corso degli ultimi millenni, le frane e l&#8217;erosione hanno notevolmente ingrandito la vallata, formando con il materiale asportato un deposito alluvionale e torrentizio detto il Chiancone, alla base del versante Est. Le eruzioni più importanti dell&#8217;Etna degli ultimi 2500 anni sono ben documentate, mentre la registrazione è pressoché completa per le eruzioni avvenute negli ultimi 500 anni. In questo periodo, l&#8217;attività dell&#8217;Etna può essere inquadrata in tre forme:</p>
<ul>
<li>attività persistente: continuo degassamento dai crateri centrali con      episodi di attività stromboliana e sporadiche fontane di lava;</li>
<li>eruzioni terminali: flussi di lava con basso tasso di emissione ai crateri      centrali;</li>
<li> eruzioni laterali: lungo i fianchi del vulcano.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-centri-antichi-intermedi-mongibello/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;attività vulcanica &#8211; Etna primordiale</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-etna-primordiale</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-etna-primordiale#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=214</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: L&#8217;ETNA &#8211; Realizzato da L. Giacomelli L&#8217;ossatura dell&#8217;Etna si forma in un periodo compreso tra circa 150.000 e 80.000 anni fa. Questo primo apparato, denominato Etna antico o primordiale è formato da colate di lava, da prodotti di eruzioni esplosive e da depositi rimaneggiati. E&#8217; una fase poco conosciuta della vita dell&#8217;Etna, essendo i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/etna.html" target="_blank">Fonte: <strong>L&#8217;ETNA</strong> &#8211; Realizzato da L. Giacomelli</a></p>
<p>L&#8217;ossatura dell&#8217;Etna si forma in un periodo compreso tra circa 150.000 e 80.000 anni fa. Questo primo apparato, denominato Etna antico o primordiale è formato da colate di lava, da prodotti di eruzioni esplosive e da depositi rimaneggiati. E&#8217; una fase poco conosciuta della vita dell&#8217;Etna, essendo i prodotti in gran parte ricoperti da quelli dell&#8217;attività successiva.</p>
<p>Le colate di lava dell&#8217;Etna antico si vedono alla base della Timpa di Acireale e sopra le lave pre-etnee nella zona di Adrano &#8211; Santa Maria di Licodia. Dopo la fase effusiva si susseguono numerose eruzioni di tipo esplosivo, i cui prodotti piroclastici coprono le colate di lava e sono attualmente visibili nella zona di Aci Castello &#8211; Acireale. Alcuni livelli di materiale rimaneggiato provano l&#8217;esistenza di periodi di riposo tra una fase eruttiva e l&#8217;altra. Nella zona della Timpa di Sanata Tecla, i depositi piroclastici raggiungono uno spessore di 140 m. Le loro caratteristiche fanno pensare che almeno tre o quattro eruzioni siano state di tipo direzionale, cioé siano esplose sul fianco del vulcano con una direzione quasi orizzontale. Depositi rimaneggiati di grosso spessore (alla periferia Nord di Catania raggiungono i 40 metri) si trovano sopra i prodotti delle esplosioni direzionali e derivano dall&#8217;erosione e dal franamento del materiale incoerente accumulato sui fianchi del vulcano. Alla Timpa di Acireale si vedono tufiti e depositi sabbiosi. Tra Catania e Acicastello si trovano strati di materiale grossolano, derivanti da erosioni<strong> </strong>torrentizie o da colate di fango (lahar) sopra spiagge fossili sollevate di circa 300 m.</p>
<p>Dallo studio dei prodotti vulcanici che formano l&#8217;Etna primordiale si nota che le prime eruzioni sono di tipo effusivo, quelle successive di tipo esplosivo. La ricostruzione del vulcano può essere immaginata come due apparati sovraimposti, uno formato dalle colate di lava, ampio e con fianchi poco ripidi e uno successivo di forma conica, con fianchi ad elevata pendenza, soggetti a franamenti. Il franamento di settori di un edificio vulcanico è il fenomeno che sta alla base di eruzioni esplosive direzionali. Parte del fianco Est dell&#8217;Etna antico tende a scivolare verso il mare e il risultato di questo movimento è ancora visibile nel profilo irregolare della montagna.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-etna-primordiale/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;attività vulcanica &#8211; Attività pre-etnea</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-attivita-pre-etnea</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-attivita-pre-etnea#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=208</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: L&#8217;ETNA &#8211; Realizzato da L. Giacomelli L&#8217;attività vulcanica nell&#8217;area etnea inizia in epoche geologiche relativamente recenti, tra 700.000 e 500.000 anni or sono e si sviluppa attraverso varie fasi: Attività pre-etnea Etna primordiale o antico Centri antichi, intermedi e Mongibello Attività pre-etnea L&#8217;attività vulcanica il cui inizio è datato intorno a 700.000 anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/etna.html" target="_blank">Fonte: <strong>L&#8217;ETNA</strong> &#8211; Realizzato da L. Giacomelli</a></p>
<p>L&#8217;attività vulcanica nell&#8217;area etnea inizia in epoche geologiche relativamente recenti, tra 700.000 e 500.000 anni or sono e si sviluppa attraverso varie fasi:</p>
<ol>
<li>Attività pre-etnea</li>
<li>Etna primordiale o antico</li>
<li>Centri antichi, intermedi e Mongibello</li>
</ol>
<p><strong>Attività pre-etnea</strong><br />
L&#8217;attività vulcanica il cui inizio è datato intorno a 700.000 anni fa avviene all&#8217;interno di un golfo (golfo pre-etneo) che si estendeva dai Monti Peloritani agli Iblei. Tutta l&#8217;area siciliana, compreso il golfo pre-etneo, aveva cominciato a sollevarsi a partire da circa 1 milione e 700 mila anni fa. Le prime eruzioni sono prevalentemente sottomarine e avvengono all&#8217;interno del golfo pre-etneo già ridimensionato dal sollevamento e dall&#8217;emersione di parte delle argille che ne ricoprivano il fondo. Il sollevamento dell&#8217;area continua fino a che le eruzioni avvengono sopra il livello del mare e si espandono sopra i depositi di argille dell&#8217;Etna vero e proprio, in un arco di tempo compreso tra 700.000 e 200.000 anni fa. Si tratta di eruzioni basaltiche, i cui prodotti si vedono ancora in parte lungo i bordi dell&#8217;attuale edificio a Sud-Est e a Sud-Ovest. Queste eruzioni, sporadiche e intervallate da fasi di stasi, hanno formato piccoli vulcani e dato luogo a colate di lave molto fluide.</p>
<p>I prodotti delle eruzioni sottomarine sono attualmente visibili in superficie nella zona tra Aci Castello (il rilievo su cui sorge il Castello) e Aci Trezza. Le eruzioni sottomarine formano accumuli di blocchi di lava rotondeggianti e fratturati che vengono chiamati lave a cuscino o pillow lava. Insieme a questi si trovano depositi di materiale vetroso (ialoclastiti) derivante dal magma raffreddato rapidamente al contatto con l&#8217;acqua o accumuli di pezzi di pillow fratturati (brecce). Le prime eruzioni pre-etnee su terraferma sono testimoniate nella zona di Aci Castello da strati di cenere interstratificati alle argille del fondo marino. Le eruzioni si sono succedute con colate di lava, visibili per oltre 15 km a Sud-Ovest del vulcano, dove sono state tagliate ed erose dal fiume Simeto.</p>
<p>Alcune eruzioni pre-etnee sono avvenute da vulcani isolati, di cui due sono ancora visibili a Motta S. Anastasia e a Paternò. I loro resti, messi in evidenza dall&#8217;erosione, formano piccoli rilievi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/attivita-vulcanica-attivita-pre-etnea/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come si è formato l&#8217;Etna</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/come-si-e-formato-l-etna</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/come-si-e-formato-l-etna#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=203</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: L&#8217;ETNA &#8211; Realizzato da L. Giacomelli Intorno a 130 milioni di anni fa l&#8217;Africa, spinta dalla dilatazione dell&#8217;Atlantico meridionale, si avvicinava all&#8217;Europa, chiudendo lentamente l&#8217;oceano Tetide che esisteva tra i due continenti. Circa 80 milioni di anni fa, mentre l&#8217;Atlantico si allargava e l&#8217;Africa continuava a muoversi verso Nord-Est, l&#8217;oceano Tetide era praticamente scomparso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/etna.html" target="_blank">Fonte: <strong>L&#8217;ETNA</strong> &#8211; Realizzato da L. Giacomelli</a></p>
<p>Intorno a 130 milioni di anni fa l&#8217;Africa, spinta dalla dilatazione dell&#8217;Atlantico meridionale, si avvicinava all&#8217;Europa, chiudendo lentamente l&#8217;oceano Tetide che esisteva tra i due continenti. Circa 80 milioni di anni fa, mentre l&#8217;Atlantico si allargava e l&#8217;Africa continuava a muoversi verso Nord-Est, l&#8217;oceano Tetide era praticamente scomparso e i bordi irregolari dei due continenti si trovavano uno di fronte all&#8217;altro.</p>
<p>Il profilo settentrionale dell&#8217;Africa presentava una grossa sporgenza, o una serie di isole, che si frapponevano tra i due margini. Questi isolotti, o questa penisola, compressi tra le due placche continentali, sono in parte la futura Italia. In base alla teoria della tettonica a zolle, i vulcani si formano prevalentemente quando la litosfera terrestre subisce fenomeni di compressione o di distensione. Nel primo caso, una zolla è spinta fino a incunearsi sotto un&#8217;altra e sprofonda nel mantello, mentre nella distensione una zolla si rompe lungo una frattura e si formano due pezzi di litosfera che si allontanano uno dall&#8217;altro.</p>
<p>I movimenti delle zolle provocano variazioni fisiche (pressione, temperatura, ecc.) che favoriscono in profondità la formazione di magmi e la loro risalita verso la superficie. I magmi hanno caratteristiche diverse e, in particolare, quelli eruttati nelle zone in distensione sono di composizione prevalentemente basaltica. Le eruzioni siciliane, sia quelle più antiche degli Iblei (iniziate circa 10 milioni di anni fa), che quelle dell&#8217;Etna, hanno prodotto magmi con caratteristiche vicine a quelli che si formano nelle aree in distensione, benché la Sicilia si trovi in una zona in compressione.</p>
<p>Questa particolarità potrebbe essere giustificata con la formazione di fratture, perpendicolari alla spinta compressiva, che tendono ad allargarsi e a creare zone in distensione inserite in una più ampia area di compressione. La zona del margine orientale della Sicilia risponde alla spinta dell&#8217;Africa fratturandosi e favorendo in questo modo la risalita di magmi stagnanti in profondità che hanno formato i vulcani degli Iblei e dell&#8217;Etna. Le isole vulcaniche dell&#8217;arco delle Eolie, così come il sollevamento che forma i Monti Peloritani, sono invece conseguenza di fenomeni di compressione e subduzione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/come-si-e-formato-l-etna/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Com&#8217;è l&#8217;Etna</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/come-e-l-etna</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/come-e-l-etna#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 08:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=149</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: L&#8217;ETNA &#8211; Realizzato da L. Giacomelli L&#8217;Etna è il vulcano attivo più grande d&#8217;Europa e uno tra i più grandi del mondo. La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1600 km2, con l&#8217;asse maggiore in direzione Nord-Sud lungo circa 60 km e quello minore in direzione Est-Ovest di circa 40 km. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/etna.html" target="_blank">Fonte: <strong>L&#8217;ETNA</strong> &#8211; Realizzato da L. Giacomelli</a></p>
<p>L&#8217;Etna è il vulcano attivo più grande d&#8217;Europa e uno tra i più grandi del mondo. La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1600 km2, con l&#8217;asse maggiore in direzione Nord-Sud lungo circa 60 km e quello minore in direzione Est-Ovest di circa 40 km. Il suo volume è intorno ai 500 km3.  Il perimetro di 150 km è segnato dai fiumi Simeto e Alcantara e, per circa 30 km, dal Mar Ionio. A Sud, la piana di Catania separa il vulcano dai monti Iblei, più antichi e di origine vulcanica, a Nord confina con i Monti Peloritani, costituiti prevalentemente da rocce granitiche.<br />
Fino a 500 m s.l.m. l&#8217;inclinazione dei fianchi a Est e a Sud non supera i 3°. Allo stesso livello, a Nord-Ovest, l&#8217;inclinazione è di 10°. Sopra i 1.800 m vi è un brusco aumento di pendenza in corrispondenza del cono Mongibello e a 2.900 m di quota l&#8217;inclinazione dei fianchi è di 25°. Il diametro basale del cono Mongibello è di circa 10 km. La parte terminale dell&#8217;Etna ha la forma di un cono con fianchi inclinati di 32°, diametro basale intorno ai 2 km e un&#8217;altezza di circa 260 m. La punta di questo cono è troncata dal cratere centrale, con diametro di 500 m e perimetro dell&#8217;orlo di circa 1.700 m, che rappresenta il punto di sbocco del condotto di alimentazione centrale. Almeno una delle numerose bocche presenti sul cratere centrale è quasi sempre attiva con emissione di lava o sbuffi di gas e cenere. Quando il magma si trova a livelli più profondi e non vi sono eruzioni, le bocche del cratere centrale sono soggette a frequenti franamenti. Per questo la cima dell&#8217;Etna cambia continuamente forma. La sua altezza misurata nel 1994 era di 3.321 m s.l.m.<br />
Attualmente sul cratere centrale vi sono due profonde strutture, La Voragine, formatasi prima del 1950 e la Bocca Nuova, formatasi nel 1968. La Bocca Nuova aveva in origine un diametro di soli 8 metri, ma già nel 1983 presentava un diametro di 300 metri. Nel 1911, sul versante esterno del Gran Cono, a quota 3.100 m s.l.m., si è formato il Cratere di Nord-Est, dove si è avuta attività persistente tra il 1960 e il 1970. Il perimetro del cratere è di circa 800 m e la sua altezza è cresciuta nel tempo per trabocchi di lava e per l&#8217;accumulo di materiale eruttato nelle fasi di attività stromboliana. La bocca eruttiva si è progressivamente spostata verso l&#8217;alto al crescere dell&#8217;altezza del cono. Nel 1970 diventa il punto più alto dell&#8217;Etna, nel 1973 è a 3.290 m di quota e nel 1978 raggiunge i 3.345 m s.l.m.<br />
L&#8217;intero edificio può essere considerato come la successione di coni sviluppatisi uno sopra l&#8217;altro, intorno a uno stesso punto di risalita del magma. Data la successione di differenti coni uno sull&#8217;altro, costruiti da fasi eruttive diverse, la struttura interna del cratere di Nord- Est è particolarmente complessa. Il cono terminale divide la piattaforma su cui è impostato in due terrazze: una a Nord-Est, detta Piano del Lago e una a Sud-Est che forma in parte la Valle del Leone. Queste due strutture sono i resti di antichi crateri, colmati dai prodotti dell&#8217;attività successiva.<br />
Il Cratere del Piano, quasi completamente coperto dal cono terminale, ha una forma circolare con un diametro di circa 2.600 m. Il pianoro nell&#8217;area di Sud-Est è detto, per la sua forma, Cratere Ellittico. Il versante orientale dell&#8217;Etna è inciso da una vallata profonda, la Valle del Bove, sulle cui ripide pareti si vedono sovrapposti i prodotti eruttati nelle ultime decine di migliaia di anni. La Valle del Bove è lunga 8 km e larga 5. La scarpata è alta 1.200 m sotto l&#8217;attuale cratere principale e diminuisce fino a poche centinaia di metri verso Est.<br />
Il fondo della Valle del Bove è ricoperto dalle colate di lava recenti, emesse sia dal cono centrale che da bocche eruttive apertesi sui fianchi o all&#8217;interno della depressione stessa. Un&#8217;altra vallata più piccola, Val Calanna, si trova a Sud-Est della Valle del Bove. La Val Calanna è lunga 3 km e larga 2, ha un fondo piatto ricoperto da colate di lava recenti. Numerose eruzioni dell&#8217;Etna sono avvenute lungo fessure apertesi sui fianchi del vulcano. Quando le pareti si fratturano e inizia un&#8217;eruzione laterale, in genere cessa l&#8217;attività ai crateri centrali. Le pendici dell&#8217;Etna sono disseminate di centinaia di coni, alcuni molto grandi come il Monte Minardo, il Monte Ilice, i Monti Rossi e i Monti Silvestri. Altri sono piccoli conetti che si sono formati nei pressi di bocche eruttive effimere o attive per breve tempo. L&#8217;Etna è definito un vulcano composito (o strato-vulcano). Il termine definisce le strutture vulcaniche con pendenza dei fianchi progressivamente in aumento verso l&#8217;alto per il regolare accumulo di prodotti derivanti da alternate fasi esplosive ed effusive intorno a una bocca eruttiva centrale.<br />
La definizione non è perfettamente appropriata per l&#8217;Etna, costituito prevalentemente da colate di lava. La pendenza dei suoi fianchi è il risultato di una moderata attività persistente al cratere centrale che accresce con piccole colate di lava la parte sommitale più rapidamente rispetto alla base, interessata solo dalla sporadica attività laterale. L&#8217;ampio apparato dell&#8217;Etna si è costruito attraverso fasi di attività e periodi di riposo e di erosione. I punti di risalita del magma si sono spostati nel tempo e hanno conferito al vulcano la forma irregolare attuale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/come-e-l-etna/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ulisse e Polifemo</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/ulisse-e-polifemo</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/ulisse-e-polifemo#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[leggende etnee]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/ulisse-e-polifemo/</guid>
		<description><![CDATA[E gli altri scogli? La storia degli altri scogli è legata alle vicende del povero Ulisse, che tornava da Troia carico di gloria e malanni. Il buon Omero ci narra che egli ebbe la sventura di essere ospite di uno dei quei Ciclope, per nome di Polifemo. Ma che sa come la intendeva costui l’ospitalità?! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E gli altri scogli? La storia degli altri scogli è legata alle vicende del povero Ulisse, che tornava da Troia carico di gloria e malanni. Il buon Omero ci narra che egli ebbe la sventura di essere ospite di uno dei quei Ciclope, per nome di Polifemo. Ma che sa come la intendeva costui l’ospitalità?! Rinchiusi nella sua tremenda grotta Ulisse ed i suoi compagni, il bestiale Ciclope iniziò una cura ricostituente a base di carne umana (due uomini alla volta),  e allora solo si sarebbe fermato quando avesse dato fondo alla insperata incetta di uomini che gli era capitato di fare.</p>
<p>Però, se il Ciclope era strapotente, il greco era maestro in fatto di astuzie. Colse un momento propizio in cui il Ciclope ubriaco e satollo si era buttato in un angolo per riposare, e gli innestò nell’unico occhio un enorme palo di legno infuocato. Strazio, urla, furore indiavolato del cieco Polifemo! Guai se gli fosse capitato tra le mani il suo nemico! Ma Ulisse attaccatosi alla pancia di un caprone, uscì dalla grotta, e quando fu lontano e al sicuro si diede a burlare il Ciclope. Fu allora che questi, come estrema e disperata vendetta, prese di mano  le rocce più vicine e le scaraventò all’indirizzo del fuggitivo che ormai aveva raggiunto il mare.</p>
<p>E’ vero che i pecorai sono maestri nel lancio delle pietre, ma pietre di questa fatta, non saprei proprio chi potrebbe tirarle.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/ulisse-e-polifemo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il ratto di Proserpina</title>
		<link>http://www.francescograsso.net/ratto-di-proserpina</link>
		<comments>http://www.francescograsso.net/ratto-di-proserpina#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L’Etna, il grande gigante]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[leggende etnee]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescograsso.net/?p=143</guid>
		<description><![CDATA[I Greci ci tramandarono pure un fatto di cronaca. C’erano due donne, madre e figlia che si chiamavano Cerere e Proserpina, gente per bene che badava soltanto ai fatti propri. Ma, che volete farci?, i cattivi non mancano mai. Un giorno, mentre Proserpina  raccoglieva fiori per ornarsi il capo, e  la madre si trovava un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Greci ci tramandarono pure un fatto di cronaca.</p>
<p>C’erano due donne, madre e figlia che si chiamavano Cerere e Proserpina, gente per bene che badava soltanto ai fatti propri. Ma, che volete farci?, i cattivi non mancano mai. Un giorno, mentre Proserpina  raccoglieva fiori per ornarsi il capo, e  la madre si trovava un po’ lontano, venne un prepotente, Plutone, dio dell’inferno, la rapì e se la porto nel suo regno tenebroso, senza badare alle strida della poveretta. Figurarsi il pianto e lo strepito della madre, quando non trovò più la figliuola! La cercò per tutto, in preda al più vivo dolore; e andò per mari e per monti, dimentica del cibo e del sonno. Si, anche dal sonno perché continuò a cercarla di notte; e siccome al buio sarebbe impossibile rintracciarla, che fece? Uno di noi, poveri mortali, quando ha smarrito un oggetto di notte, se non ha un lume, accende un fiammifero. Cerere, che era una dea, accese due fiammiferi, cioè due pini, e li pose in cima all’Etna; e apre che l’espediente sia in qualche modo riuscito.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Cerere, poi che della madre Idea<br />
Tornando in fretta alla solinga valle,<br />
là dove calca la montagna etnea<br />
Al fulminato Encelado le spalle,<br />
La figlia non trovò dove l’avea<br />
Lasciato fuor d’ogni seganto calle<br />
Fatto ch’ebbe alle guancie, al petto, ai crini<br />
E agli occhi danno, alfin svelse due pini.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescograsso.net/ratto-di-proserpina/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

