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Il ratto di Proserpina
Pubblicato il 4 luglio 2009 Nessun commentoI Greci ci tramandarono pure un fatto di cronaca.
C’erano due donne, madre e figlia che si chiamavano Cerere e Proserpina, gente per bene che badava soltanto ai fatti propri. Ma, che volete farci?, i cattivi non mancano mai. Un giorno, mentre Proserpina raccoglieva fiori per ornarsi il capo, e la madre si trovava un po’ lontano, venne un prepotente, Plutone, dio dell’inferno, la rapì e se la porto nel suo regno tenebroso, senza badare alle strida della poveretta. Figurarsi il pianto e lo strepito della madre, quando non trovò più la figliuola! La cercò per tutto, in preda al più vivo dolore; e andò per mari e per monti, dimentica del cibo e del sonno. Si, anche dal sonno perché continuò a cercarla di notte; e siccome al buio sarebbe impossibile rintracciarla, che fece? Uno di noi, poveri mortali, quando ha smarrito un oggetto di notte, se non ha un lume, accende un fiammifero. Cerere, che era una dea, accese due fiammiferi, cioè due pini, e li pose in cima all’Etna; e apre che l’espediente sia in qualche modo riuscito.
Cerere, poi che della madre Idea
Tornando in fretta alla solinga valle,
là dove calca la montagna etnea
Al fulminato Encelado le spalle,
La figlia non trovò dove l’avea
Lasciato fuor d’ogni seganto calle
Fatto ch’ebbe alle guancie, al petto, ai crini
E agli occhi danno, alfin svelse due pini.Lascia un commento


