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  • La rete idrografica siciliana

    Pubblicato il 21 agosto 2009 admin Nessun commento

    In Sicilia non sono presenti i corsi d’acqua veramente ragguardevoli, in quanto la sua struttura morfologica, ha nel corso dei secoli creato vari fiumi ma piccoli e limitati di bacino. Questa stessa struttura determina però una diversità tra i fiumi che si gettano sul Tirreno e quelli che si gettano sul Mar d’Africa. I primi brevi e tumultuosi, i secondi più lunghi e più lenti. Quelli che si gettano sullo Ionio e che nascono dai Peloritani e dall’ Etna sono simili a quelli del Tirreno, mentre quelli che nascono dai ripiani Iblei sono simili a quelli del Mar d’Africa.

    Portata d’acqua dei fiumi siciliani
    Le differenze tra i corsi d’acqua siculi non si possono riassumere solo con la struttura orografica, ma si deve tenere conto anche di quella geologica che influenza molto il loro deflusso piuttosto che il decorso e l’ampiezza. Maggiore permeabilità si ha sulle arre più piovoso; questo fenomeno presente sul massiccio dell’Etna le Madonie e sull’altopiano ibleo crea tante sorgenti (le più famose: Fiumefreddo, Bagnara Saluto, Ciane) sfruttate sia per l’irrigazione degli agrumeti e delle coltivazioni, sia d’estate per mantenere a livelli accettabili la portata dei fiumi. Questo paesaggio è presente anche nelle zone interne della Sicilia. Nel territorio compreso tra i fiumi Platani e Salso nei periodi estivi la conformazione geologica causa, per la sua impermeabilità, siccità, ma, alle prime precipitazioni abbondanti si crea il fenomeno della Fiumara, ovvero il corso d’acqua diventa violento e veloce. Si verifica soprattutto nei corsi d’acqua delle zone tirreniche e ioniche e non in quelli che si gettano nel mar d’Africa.

    La Fiumara
    La fiumara tipica si presenta in tutta la catena montuosa a nord e al di là delle Madonie. I corsi d’acqua sono numerosi con decorso breve (sotto i 20-30 km) e bacino trascurabile. Dove le medonie terminano e si incontrano i monti calcarei dell’ ovest i fiumi penetrano verso l’interno. Il San Leonardo, che sfocia a Termini Imerese è lungo 43 km ed ha un bacino di 522 km2; i Torto lungo 50 km con 421 km2; il Fiume Grande (o Imera settentrionale) lungo 32 km con 344 km2; il Pollina lungo 30 km con 395 km2; l’ Eleutero lungo 30 km con 200 km2; l’Oreto lungo 19 km con 111 km2. Ad oriente troviamo l’Alcantara, che scorrendo tra l’Etna e la catena settentrionale arriva a 48 km di lunghezza e 570 km2 di bacino. Tutti i fiumi, a differenza dell’Alcantara alimentato da grandi sorgenti, presentano variazioni di portata durante l’anno: le acque cominciano a salire in ottobre, poi a dicembre fino a raggiungere punte massime in gennaio o febbraio e si abbassano poi in aprile fino a deprimersi in maggio e asciugarsi in estate. Durante il periodo delle piogge si assiste alle piene, a volte disastrose.

    Fiumi e torrenti
    I fiumi si sviluppano maggiormente a sud della catena settentrionale che corona il golfo di Castellamare, soprattutto al centro dell’altopiano interno. Il più lingo è il Salso o Imera lungo meridionale (112 km) che lo attraversa tutto attingendo dal massiccio delle Madonie. La conformazione dei monti corleonesi e di quelli erei contribuiscono al poco sviluppo dei bacini imbriferi. Il Paltani, lungo 84 km, ha un bacino di 1785 km2 soltanto grazie ai suoi molti affluenti. I fiumi occidentali sono ancora meno sviluppati (si ricordano il Belice 76 km, il Sasio 53 km). Nemmeno quelli che scorrono nella parte sud-orientale sono degni di molta importanza a causa della conformazione morfologica che penalizza la loro portata. A causa della siccità, i fiumi siculi d’estate diminuiscono sensibilmente la loro portata. Sul fronte ionico si trova il fiume più importante: il Simeto (90km) inferiore in lunghezza all’Imera meridionale ma con un bacino più grande (4326 km2) grazie ai suoi numerosi affluenti e che è l’unico ad avere la fisionomia di un vero fiume. Nonostante tutto d’estate anch’ esso vede diminuire la sua portata a causa della siccità e del prelevamento effettuato dall’uomo per l’irrigazione.

    Fiumi d’inverno e fiumi in estate
    L’alternanza tra le stagioni secche e quelle piovoso dà una duplice caratteristica ai fiumi siculi. Nei mesi caldi la caratteristica principale è l’alveo asciutto e ciottoloso, d’inverno la potenza delle acque turbinose che scendono a valle e che spesso creano problemi a strade, ferrovie, abitazioni e colture. Il Simeto nella stagione invernale raggiunge portate anche maggiori alla media stagionale di vari punti. L’Alcantara ha uno scarto ancora maggiore tra le due stagioni, nonostante sia tra i più regolari della Sicilia.

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