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  • Gli Spagnoli in Sicilia

    Pubblicato il 28 luglio 2009 admin Nessun commento

    La corona di Martino I passò alla sua morte al padre Martino II, caso veramente raro nella storia, che regnò fino al 1410. Alla sua morte non avendo eredi diretti, si riunì a Caspe il consiglio della Corona d’Aragona, che nominò re Ferdinando di Pastiglia.

    Con questo re si iniziò il periodo spagnolo in Sicilia che durò fino al 1713 e che viene chiamato “Età dei Viceré”, perché i Siciliani non videro altro re che Carlo V e solo per tre mesi. I re Spagnoli nominavano al loro posto dei viceré scelti tra i nobili del tempo e affidavano a loro la reggenza della Sicilia in loro assenza.

    L’isola divenne, cosi, un vicereame spagnolo e visse nell’orbita indolente della politica della Spagna. Le vicende di questo periodo hanno una importanza relativa nella storia e nella politica dove il vero protagonista fu il banoraggio che dette vita alla difesa di una falsa libertà che consentiva la conservazione dei vecchi privilegi e l’usurpazione dei nuovi.

    Il secolo XV vide una prestigiosa fioritura della cultura siciliana, nel 1434 fu fondata la prima Università dell’isola, quella di Catania; straordinaria fu la diffusione dell’umanesimo siciliano oltre i confini d’Italia. L’arte siciliana presenta una figura veramente eccezionale, quella di Antonello da Messina, la cui pittura ha destato un coro generale di lodi.

    Il dominio spagnolo terminò nel 1713, ma nel primo quarantennio l’isola passò attraverso oltre tre dominazioni, quella sabauda, quella austriaca ed infine quella barbonica che durò fino al 1860, anno in cui la storia siciliana confluì in quella del regno d’Italia.

    La Spagna però non aveva desposto il vecchio desiderio di ritornare e il Re Filippo V di Spagna inviò il figlio Carlo Borbone al comando di un esercito in Italia per impadronirsi del regno di Napoli. Poi passò a conquistare la Sicilia dove Carlo di Borbone venne incoronato Re nel duomo di Palermo. Fu questa l’ultima incoronazione di un re in Sicilia.

    Il riformismo borbonico fu continuato dall’opera di due viceré: Domenico Caracciolo e il Principe di Caramanico che promossero riforme vastissime, ancora una volta i baroni rinsaldarono le loro posizioni con la presenza in Sicilia della Corte Napoletana.
    Le idee della Rivoluzione Francese si fecero strada anche in Sicilia e il giurista palermitano Di Blasi ordì un congiura per instaurare un governo repubblicano ma venne scoperto ed arrestato.

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