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L’Etna presso i greci e i latini
Pubblicato il 1 luglio 2009 Nessun commentoL’Etna è fra tutti i vulcani quello cha ha maggiormente diritto alla celebrità. Nessuno può vantare infatti tante tradizioni di grandezza e di gioia quante ne vanta l’Etna. La rinomanza di questo vulcano si deve in gran parte alle sue proporzioni gigantesche, che s’impongono all’attenzione ed all’ammirazione di tutti, ma specialmente alla sua posizione centralissima: nel cuore del Mediterraneo, e nella più bella delle sue isole.
La sua storia, per conseguenza, è legata alla storia dell’umanità, che nel bacino del Mediterraneo trovò gli elementi più efficaci di civiltà ed il progresso. Possiamo dire, pertanto, che per tre millenni essa ha assistito alle vicende liete e tristi di tanti popoli, che si sono avvicendati nelle scene della storia, ed ha raccolto i canti più eletti, che il suo aspetto desolato e pittoresco, ispirò ai più grandi poeti.
Esiodo, Omero, Pindaro, Eschilo, tra i greci, Virgilio, Orazio, Ovidio, tra i latini, tutti han cantato la colonna del cielo, e la fontana che manda fluidi rivi di lava, e zampilli di fuoco, e nubi di fumo ardente. La mitologia ellenica poi trovò nelle pendici etnèe un campo ferace per sviluppare il suo fantasioso patrimonio. Vediamo che le favole più strane e più curiose fiorirono intorno all’immenso vulcano. La mentalità di quei primitivi popoli, cosi spiccatamente incline a personificare le forze della natura, ebbe modo di tessere e di costruire le più strane spiegazioni di quei fenomeni singolari che aveva sotto gli occhi.
Di fronte ad un mistero della natura, quando la ragione non sa dir nulla, la fantasia prende subito il, sopravvento e si assume l’incarico di dare tutte le spiegazioni possibili e immaginabili.
Un popolo un popolo che aveva visto tutti i monti a una maniera, a un tratto ne vede uno che fuma: – Che cosa può essere ciò? – si domanda. Gli altri non sanno dare una risposta plausibile. Qualcuno però azzarda una ipotesi: è accettata. Un altro… aggiunge qualche schiarimento; un terzo elabora un ricamo; un quarto, più intelligente si prende il gusto di rivedere e di correggere la versione, e così si crea la leggenda.
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