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Elementi di viticoltura
Pubblicato il 27 luglio 2009 Nessun commentoPer comprendere l’origine del vino è necessario conoscere le caratteristiche della pianta cui esso ha origine: la vite.
La vite (dal latino “vite”, derivato dall’indoeuropeo viere = curvare, intrecciare) è un arbusto rampicante, diffuso in vaste aree del nostro pianeta comprese tra il 20° e 50° grado di latitudine Nord e il 20° e 40° di latitudine Sud. E’ una pianta molto resistente, in grado di resistere fino a 15°C sotto zero in inverno, ma che predilige temperature comprese fra 8° e 13°C per il germogliamento, fra 16 e 20°C per la fioritura e fra 18°C e 23°C per la maturazione.
La vite è una pianta antichissima che da milioni di anni è presente nelle zone temperate del pianeta; solo da qualche migliaio di anni però si è cominciato a produrre vino. Hanno incominciato i sumeri, poi gli egiziani e greci e quindi gli etruschi. Oggi l’Italia è il primo paese viticolo del mondo e l’Europa detiene l’80% della produzione mondiale. Tra le varie specie esistenti la più importante è sicuramente la vitis vinifera alla quale appartengono quasi tutte le varietà da frutto.
La vite può vivere e fruttificare solo dove esistono le quattro stagioni. Già al tempo dell’Impero Romano vi erano circa 140 tipi di vino che circolavano a Roma che, per via dell’estensione dell’Impero, arrivavano da ogni parte. Dopo la caduta dell’impero il vino e la vite subirono una grave involuzione e resistettero bene solo all’interno dei monasteri. In seguito grazie a Carlo Magno, grande estimatore, il vino conobbe un nuovo boom.
La vite era coltivabile senza grossi problemi fino a che, circa 200 anni fa, dell’America sono arrivati dei parassiti che hanno quasi portato all’estinzione la vite europea.
Quelli degni di nota e molto pericolosi sono: La fillossera, che attacca le radici della pianta, la peronospora e l’oidio, che attaccano foglie e grappoli. Per tali motivi oggi si combattono ancora questi parassiti con prodotti a base di rame per la peronospora e zolfo per l’oidio. Questo tipo di trattamenti oggi sono molto meno “velenosi” che in passato ma efficaci e soprattutto necessari. Gli interventi vengono eseguiti a distanza di circa 10-12 giorni l’uno dall’altro. Il primo si effettua alla comparsa dei grappoli per evitare che vengano subito attaccati dalla peronospora l’ultimo almeno 45 giorni prima della vendemmia, questo per evitare che tracce di questi prodotti creino problemi alla fermentazione alcolica. Per la fillossera il problema è stato risolto con l’utilizzazione dell’apparato radicale americano che ne è immune. Oggi le piante europee hanno tutte il basale portante le radici di tipo americano, la parte fruttifera invece è europea e viene applicata per mezzo di un innesto.Ogni anno la vite, quando è a riposo vegetativo, deve essere potata per ottenere una buona produzione sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Dal tipo di potatura dal numero di piante per ettaro e dal tipo di vigneto dipende in gran parte la qualità e la quantità dell’uva. Con la potatura vengono eliminati i tralci che hanno già dato il frutto, (se non fossero tagliati la pianta crescerebbe a dismisura e si spoglierebbe della vegetazione fruttifera, la vite è un vegetale parente della liana).
I sistemi di potatura sono di diverso tipo a seconda dei fattori climatici e del tipo di vigneto. Nei climi ed ambienti più consoni alla coltivazione si cerca, dopo un’adeguata potatura, di avere dalla pianta la massima espansione vegetativa. Non dimentichiamo che più vegetazione c’è più è accentuata la fotosintesi clorofilliana e più zucchero ci sarà nell’acino (questo è uno dei motivi per cui si sta tornando decisamente ad impianti di vigneto a “filare”, dato che essi garantiscono un maggiore sviluppo fogliare ed una esposizione al sole maggiore). Il tralcio si pota più o meno corto a seconda dell’uva che si vuole produrre; più gemme avrà il tralcio più uva produrrà la vite e minore sarà la qualità.
L’esposizione migliore che la vite può avere è quella a sud est per un ovvio motivo di esposizione al Sole, ed in collina. Le piantine (denominate barbatelle quando vengono acquistate in vivaio prima di essere piantate), cominciano a produrre intorno al 3° o 4° anno di età, raggiunto il 6° anno si ottiene già un’ottima produzione. Il ciclo della vite durerà fino ai 30 anni, dopo conviene estirpare il vigneto, far riposare il terreno qualche anno e reimpiantare. In primavera la vite ricomincia a vegetare ed in seguito ci sarà la fioritura a cui segue la formazione di piccoli grappoli (allegagione). Prima dell’estate noteremo i grappoli già formati e verdi, mentre in piena estate c’è la fase dell’invaiatura dove l’acino per dilatazione cellulare si ammorbidisce e prende il colore (giallo o rosso) dalla buccia.
Il momento della raccolta dipende molto dal vino che si vuole ottenere. Se si deve produrre uno spumante la raccolta sarà leggermente anticipata per avere una quantità di acidi superiore nell’uva (per motivi che non sto ad elencare), man mano che l’uva matura diminuiscono gli acidi e crescono gli zuccheri; al bilanciamento considerato ottimale si raccoglie l’uva. Cercando di rovinare gli acini il meno possibile, l’uva viene portata in cantina per la vinificazione. Il ciclo poi ricomincerà nuovamente.
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