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	<title>francesco grasso &#187; La Sicilia</title>
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		<title>L&#8217;economia siciliana</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:00:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Agricoltura Anche in Sicilia, come nel resto del Sud, il numero degli addetti al settore agricolo è nettamente superiore alla media nazionale, e per contro i valori di redditività sono tra i più bassi (la carenza di acqua e in generale di impianti per irrigazione è un fattore decisivo). Tuttavia l&#8217;agricoltura mantiene il suo peso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Agricoltura</strong><br />
Anche in Sicilia, come nel resto del Sud, il numero degli addetti al settore agricolo è nettamente superiore alla media nazionale, e per contro i valori di redditività sono tra i più bassi (la carenza di acqua e in generale di impianti per irrigazione è un fattore decisivo). Tuttavia l&#8217;agricoltura mantiene il suo peso determinante nell&#8217;economia regionale.</p>
<p>È in corso una certa ristrutturazione produttiva su basi più razionali, ma in linea di massima l&#8217;agricoltura continua a registrare nell&#8217;isola due comparti contrapposti e non coordinati: una zona costiera con coltivazioni intensive e specializzate e aziende di piccola e media dimensione, destinate alla produzione di agrumi, vite e altre piante legnose come mandorli, legumi e ortaggi, e una vasta area interna, con aziende di ampia superficie, occupate dalla cerealicoltura estensiva.</p>
<p><strong>Allevamento</strong><br />
Sono allevati ovini, caprini, equini e, soprattutto nella provincia di Ragusa, bovini della razza frisona e razza modicana. Il latte bovino prodotto è utilizzato principalmente nella produzione di formaggi freschi (provole), del piacentino ennese (con l&#8217;aggiunta di zafferano), o del caciocavallo ragusano, l&#8217;unico in Sicilia ad avere ottenuto il marchio DOP.</p>
<p><strong>Pesca</strong><br />
La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia. Tra i porti con importanti flotte di navi pescherecce ricordiamo quello di Mazara del Vallo, ma anche quelli di Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Pozzallo e Portopalo.<br />
Nella zona dello stretto di Messina si pesca soprattutto il pesce spada; in generale si pesca tonno, sardine, alici, sgombri e tutto il pesce azzurro, tipico del Mar Mediterraneo.<br />
Il pescato fornisce in maniera adeguata all&#8217;industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola o affumicato. Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all&#8217;estero.</p>
<p>A Mazara del Vallo (Trapani) e in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia si pratica l&#8217;allevamento di pesci come spigole, orate, tonni (ingrasso); a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili.</p>
<p><strong>Attività estrattive</strong><br />
La regione dispone di notevoli risorse minerarie ed è, insieme alla Toscana e alla Sardegna, una delle principali aree estrattive del paese. Tradizionale attività estrattiva fu per decenni quella legata ai giacimenti di zolfo, per i quali la Sicilia vantò in epoche passate addirittura ottime posizioni internazionali; ma la crescente concorrenza estera ridusse man mano l&#8217;economicità dello zolfo siciliano, sinché l&#8217;estrazione è completamente cessata nel 1986.</p>
<p>Altre risorse del sottosuolo sono i sali potassici e gli idrocarburi (petrolio e gas naturale, con area principale nel Ragusano); il primo pozzo entrò in funzione nel 1957. I giacimenti si dimostrarono ben presto molto più modesti delle aspettative; nel frattempo era stata però realizzata, ma con un&#8217;altissima immissione di capitali statali, una poderosa industria di raffinazione, mentre tutti i comparti manifatturieri rimanevano in pratica trascurati. I complessi chimici e petrolchimici, che ormai lavorano essenzialmente materiale greggio d&#8217;importazione, non hanno influito come si sperava nel creare nuovi posti di lavoro.</p>
<p><strong>Industria</strong><br />
Tra le industrie si può ricordare lo stabilimento automobilistico FIAT a Termini Imerese, in provincia di Palermo, gli stabilimenti di componenti elettronici della STMicroelectronics di Catania.</p>
<p><strong>Edilizia</strong><br />
Da sottolineare il fatto che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 si è dilatato oltre misura il comparto dell&#8217;edilizia, spesso abusiva, che, poi sottoposta a maggiori controlli, registra oggi una certa crisi.</p>
<p><strong>Attività manifatturiere</strong><br />
Infine una nota sulle attività manifatturiere penalizzante dall’assenza di una coordinata rete di distribuzione interna e, ancor più, dalla lontananza dai grandi mercati di acquisto del Nord d&#8217;Italia e dell&#8217;estero. Le attività manifatturiere sono frantumate in miriadi di imprese che in larga misura producono per il consumo locale. Si annoverano soprattutto oleifici, pastifici, conservifici delle verdure e del pesce, piccole aziende enologiche, tessili e meccaniche.</p>
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		<title>La rete idrografica siciliana</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 15:20:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Sicilia non sono presenti i corsi d’acqua veramente ragguardevoli, in quanto la sua struttura morfologica, ha nel corso dei secoli creato vari fiumi ma piccoli e limitati di bacino. Questa stessa struttura determina però una diversità tra i fiumi che si gettano sul Tirreno e quelli che si gettano sul Mar d’Africa. I primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Sicilia non sono presenti i corsi d’acqua veramente ragguardevoli, in quanto la sua struttura morfologica, ha nel corso dei secoli creato vari fiumi ma piccoli e limitati di bacino. Questa stessa struttura determina però una diversità tra i fiumi che si gettano sul Tirreno e quelli che si gettano sul Mar d’Africa. I primi brevi e tumultuosi, i secondi più lunghi e più lenti. Quelli che si gettano sullo Ionio e che nascono dai Peloritani e dall’ Etna sono simili a quelli del Tirreno, mentre quelli che nascono dai ripiani Iblei sono simili a quelli del Mar d’Africa.</p>
<p><strong>Portata d&#8217;acqua dei fiumi siciliani</strong><br />
Le differenze tra i corsi d’acqua siculi non si possono riassumere solo con la struttura orografica, ma si deve tenere conto anche di quella geologica che influenza molto il loro deflusso piuttosto che il decorso e l’ampiezza. Maggiore permeabilità si ha sulle arre più piovoso; questo fenomeno presente sul massiccio dell’Etna le Madonie e sull’altopiano ibleo crea tante sorgenti (le più famose: Fiumefreddo, Bagnara Saluto, Ciane) sfruttate sia per l’irrigazione degli agrumeti e delle coltivazioni, sia d’estate per mantenere a livelli accettabili la portata dei fiumi. Questo paesaggio è presente anche nelle zone interne della Sicilia. Nel territorio compreso tra i fiumi Platani e Salso nei periodi estivi la conformazione geologica causa, per la sua impermeabilità, siccità, ma, alle prime precipitazioni abbondanti si crea il fenomeno della Fiumara, ovvero il corso d’acqua diventa violento e veloce. Si verifica soprattutto nei corsi d’acqua delle zone tirreniche e ioniche e non in quelli che si gettano nel mar d’Africa.</p>
<p><strong>La Fiumara</strong><br />
La fiumara tipica si presenta in tutta la catena montuosa a nord e al di là delle Madonie. I corsi d’acqua sono numerosi con decorso breve (sotto i 20-30 km) e bacino trascurabile. Dove le medonie terminano e si incontrano i monti calcarei dell’ ovest i fiumi penetrano verso l’interno. Il San Leonardo, che sfocia a Termini Imerese è lungo 43 km ed ha un bacino di 522 km2; i Torto lungo 50 km con 421 km2; il Fiume Grande (o Imera settentrionale) lungo 32 km con 344 km2; il Pollina lungo 30 km con 395 km2; l’ Eleutero lungo 30 km con 200 km2; l’Oreto lungo 19 km con 111 km2. Ad oriente troviamo l’Alcantara, che scorrendo tra l’Etna e la catena settentrionale arriva a 48 km di lunghezza e 570 km2 di bacino. Tutti i fiumi, a differenza dell’Alcantara alimentato da grandi sorgenti, presentano variazioni di portata durante l’anno: le acque cominciano a salire in ottobre, poi a dicembre fino a raggiungere punte massime in gennaio o febbraio e si abbassano poi in aprile fino a deprimersi in maggio e asciugarsi in estate. Durante il periodo delle piogge si assiste alle piene, a volte disastrose.</p>
<p><strong>Fiumi e torrenti</strong><br />
I fiumi si sviluppano maggiormente a sud della catena settentrionale che corona il golfo di Castellamare, soprattutto al centro dell’altopiano interno. Il più lingo è il Salso o Imera lungo meridionale (112 km) che lo attraversa tutto attingendo dal massiccio delle Madonie. La conformazione dei monti corleonesi e di quelli erei contribuiscono al poco sviluppo dei bacini imbriferi. Il Paltani, lungo 84 km, ha un bacino di 1785 km2 soltanto grazie ai suoi molti affluenti. I fiumi occidentali sono ancora meno sviluppati (si ricordano il Belice 76 km, il Sasio 53 km). Nemmeno quelli che scorrono nella parte sud-orientale sono degni di molta importanza a causa della conformazione morfologica che penalizza la loro portata. A causa della siccità, i fiumi siculi d’estate diminuiscono sensibilmente la loro portata. Sul fronte ionico si trova il fiume più importante: il Simeto (90km) inferiore in lunghezza all’Imera meridionale ma con un bacino più grande (4326 km2) grazie ai suoi numerosi affluenti e che è l’unico ad avere la fisionomia di un vero fiume. Nonostante tutto d’estate anch’ esso vede diminuire la sua portata a causa della siccità e del prelevamento effettuato dall’uomo per l’irrigazione.</p>
<p><strong>Fiumi d’inverno e fiumi in estate</strong><br />
L’alternanza tra le stagioni secche e quelle piovoso dà una duplice caratteristica ai fiumi siculi. Nei mesi caldi la caratteristica principale è l’alveo asciutto e ciottoloso, d’inverno la potenza delle acque turbinose che scendono a valle e che spesso creano problemi a strade, ferrovie, abitazioni e colture. Il Simeto nella stagione invernale raggiunge portate anche maggiori alla media stagionale di vari punti. L’Alcantara ha uno scarto ancora maggiore tra le due stagioni, nonostante sia tra i più regolari della Sicilia.</p>
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		<title>La Piana di Catania e la pianure alluvionali</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 15:16:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La piana di Catania, estesa su 430 Km2, dal mare si spinge fino alle propaggini Iblee e l’estreme pendici dell’ Etna arrivando fino a 100 metri di altidutine. Si è formata dalle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti: il Dittaino e il Gornalunga che ancora oggi la percorrono. Oltre a questa, le altre pianure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La piana di Catania, estesa su 430 Km2, dal mare si spinge fino alle propaggini Iblee e l’estreme pendici dell’ Etna arrivando fino a 100 metri di altidutine. Si è formata dalle alluvioni del Simeto e dei suoi affluenti: il Dittaino e il Gornalunga che ancora oggi la percorrono.</p>
<p>Oltre a questa, le altre pianure alluvionali sono di piccola estensione, sia quelle sul Tirreno (Sant’Agata, Militello, Patti, Falcone) che quelle sullo Ionio (dalle parti meridionali di Messina fino a capo Sant’Alessio) e si presentano come piccole fasce a ridosso dei monti.</p>
<p>Leggermente più ampia quella alle falde dell’Etna, dalla foce dell’Alcantara fino ad Acireale, più corpose la conca palerminata, le piane di Carini e di Alcamo-Partinico e di forma triangolare quella di Milazzo.</p>
<p>Sull litorale del Mar d’Africa c’è la piana di Gela, orlata sul mare da dune fino a 30m di altezza, ma disposte in fascia compatta lievemente innalzata verso l’interno.</p>
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		<title>L&#8217;Etna</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 15:15:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era chiamato GEBEL (monte) al tempo degli Arabi, poi Mongibello (monte-gebel) dalle persone colte; dagli abitanti è detta la “Montagna”. Essa è uno dei maggiori colossi eruttivi della terra, il massimo vulcano d’Europa, e costituisce una grandiosa montagna, cosi isolata da giustificare quasi il volo poetico di Pindaro che la chiamò la colonna del cielo.</p>
<p>L’Etna ha un’altezza di 3.350 m., una circonferenza di circa 212 km, e copre un’area di 1.570 kmq. Il grande vulcano ha la forma di cono assai ampio e schiacciato, con un pendio abbastanza dolce fino a 1.600 m. quindi s’innalza sempre più rapidamente sin verso i 3.000 m., dove è tagliato da un ripiano ellissoidale, su quale si erge il cono terminale. L’Etna, oltre al cono eruttivo centrale e al cratere nord-orientale, che è un ramo del condotto magmatico principale, dispone di molti crateri o bocche secondari, che isolati o a gruppi, si osservano sulle sue pendici; tra i più noti i monti Silvestri, i monti Rossi a nord di Nicolosi, il monte Minardo e il monte Rùvula presso Bronte. L’Etna con il suo continuo pennacchio di fumo, che serve anche a farci conoscere la direzione dei venti superiori, con la varietà e l’imponenza delle sue fasi eruttive, e con i suoi sismi e bradisismi è un centro di studi geofisici di primissimo ordine.</p>
<p>Come stazione di sport invernali, l’Etna si è imposta, in questi ultimi anni, in maniera tale da essere conosciuta in tutto il mondo sciistico per le gare che si svolgono in una cornice fantasiosa, col cospetto dell’azzurro mare Jonio e con lo sfondo dei mandorli in fiore. Unica nel Mediterraneo, cosi piena di contrasti violenti determinati dal mare, dalla neve, dal sole, dal fuoco e da un cielo sereno. Le discese sono rese lunghe e vertiginose per le grande altitudine del vulcano carico di neve che, per le intense variazioni atmosferiche, si presenta primaverile; e mentre lassù ci si abbandona allo sport preferito, a pochi chilometri maturano gli aranci, si gode una temperatura mite e il sole ci invita a bagnarsi nelle acque cristalline del magnifico golfo.</p>
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		<title>I rilievi della Sicilia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 06:15:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I Peloritani, costituiti da antiche rocce cristalline, costituiscono la diretta prosecuzione dell&#8217;Appennino calabro; occupano l&#8217;intera porzione nordorientale della Sicilia, prospettando quindi anche sul mar Ionio, e hanno forme piuttosto aspre malgrado l&#8217;altezza modesta (la massima cima tocca appena i 1374 m). I Nebrodi sono formati invece da arenarie e argille, di facile erosione e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Peloritani</strong>, costituiti da antiche rocce cristalline, costituiscono la diretta prosecuzione dell&#8217;Appennino calabro; occupano l&#8217;intera porzione nordorientale della Sicilia, prospettando quindi anche sul mar Ionio, e hanno forme piuttosto aspre malgrado l&#8217;altezza modesta (la massima cima tocca appena i 1374 m).</p>
<p>I <strong>Nebrodi</strong> sono formati invece da arenarie e argille, di facile erosione e che quindi determinano paesaggi dalle linee morbide; le quote si elevano sino ai 1847 m del monte Soro. Perdono verso ovest l&#8217;andamento a dorsale per saldarsi con un ampio e tozzo massiccio, le <strong>Madonie</strong>; qui le rocce hanno in prevalenza natura calcarea, con pianori aridi e frequenti fenomeni carsici, culminando nel Pizzo Carbonara che, con i suoi 1979 m, è la massima vetta dell&#8217;Appennino siculo.</p>
<p>Al di là dei contrafforti delle Madonie, la Sicilia occidentale è formata da una serie confusa di rilievi, perlopiù collinari, ma talvolta con elevazioni anche imponenti, superiori ai 1500 m, in particolare là dove emergono, al di sopra delle distese di argille e arenarie marnose, più resistenti bastioni calcarei, localmente chiamati &#8220;rocche&#8221; per la loro forma isolata: così la Rocca Busambra (1610 m).</p>
<p>Nella Sicilia centrale si accentua l&#8217;irregolarità del rilievo; si può tuttavia distinguere una larga fascia trasversale, poco più di un altopiano di natura arenaceo-calcarea, che grosso modo si diparte dalle Madonie e volgendo verso sud-est giunge sino al vertice meridionale dell&#8217;isola. La formano dapprima i monti <strong>Erei</strong>, quindi, più a sud, il vasto tavolato dei monti <strong>Iblei</strong>; le massime quote superano di poco i 1100 m nel primo sistema, non raggiungono nemmeno i 1000 m nel secondo. Rappresentano tuttavia un rilevante fattore idrografico, perché formano la linea di spartiacque di molti fiumi che vi hanno origine, volgendosi poi al mare di Sicilia o al mar Ionio.</p>
<p>Il sesto e più imponente rilievo della Sicilia è rappresentato dall&#8217;<a href="http://www.francescograsso.net/argomenti/ricerche-sulla-sicilia/etna-il-grande-gigante/"><strong>Etna</strong></a>. Vulcano attivo, il più elevato d&#8217;Europa (3323 m), esso domina la costa orientale dell&#8217;isola; ha una mole imponente, di forma conica, che spicca anche da molto lontano, mostrando versanti che diventano via via più ripidi col procedere verso la sommità, imbiancata di neve per la maggior parte dell&#8217;anno. </p>
<p>L&#8217;Etna sovrasta la più vasta ed importante pianura siciliana, che ha reso fertile con i suoi stessi depositi vulcanici: la <strong>piana di Catania</strong> (la più grande pianura della Sicilia).<br />
Formata dalle alluvioni del fiume Simeto e dei suoi affluenti, tra cui il Dittaino, la piana di Catania ha una superficie di 430 km2, pari a un quinto di tutte le pianure dell&#8217;isola; altre importanti aree pianeggianti sono poi la piana di Gela, sul mare di Sicilia, che presenta però numerose dune, e la <strong>Conca d&#8217;Oro</strong>, su cui si estende Palermo, sul mar Tirreno.</p>
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		<title>La Sicilia &#8211; Informazioni geo-politiche</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 06:11:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Regione dell&#8217;Italia meridionale corrisponde all&#8217;isola omonima ed è situata nel mar Mediterraneo centromeridionale e, più precisamente, affacciata al mar Tirreno a nord, al mar Ionio a est, al mare di Sicilia a sud. A essa si aggiungono alcuni gruppi insulari minori. È ripartita nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Regione dell&#8217;Italia meridionale corrisponde all&#8217;isola omonima ed è  situata nel mar Mediterraneo centromeridionale e, più precisamente, affacciata al mar Tirreno a nord, al mar Ionio a est, al mare di Sicilia a sud. A essa si aggiungono alcuni gruppi insulari minori.</p>
<p>È ripartita nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; capoluogo regionale è Palermo.</p>
<p>La Sicilia è una regione ad amministrazione speciale, dotata di larga autonomia, come la Sardegna, la Valle d&#8217;Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Dipendono amministrativamente dalla regione gli arcipelaghi delle Eolie o Lipari (in provincia di Messina), delle Egadi (in provincia di Trapani) e delle Pelagie (in provincia di Agrigento) nonché le isolate Pantelleria (in provincia di Trapani) e Ustica (in provincia di Palermo).</p>
<p>Si estende per 25.707 km2 (l&#8217;isola propriamente detta, la più grande del Mediterraneo, per 25.426 km2) ed è la più vasta regione d&#8217;Italia; è invece la quarta, dopo Lombardia, Campania, Lazio, per popolazione, con 5.106.740 abitanti (1997). La densità, di 199 abitanti per km2, è tuttavia superiore alla media nazionale, che è di 191.</p>
<p>Com&#8217;è proprio di tutte le grandi isole, la Sicilia trae dalla sua natura insulare i caratteri che la distinguono dalle altre terre benché, all&#8217;estremità nordorientale dell&#8217;isola, solo i tre chilometri dello stretto di Messina la separino dalla Calabria, sull&#8217;Italia continentale. Anche sul lato opposto, occidentale, la distanza dalla terraferma, in questo caso la costa africana della Tunisia, non è molta: 150 km. Una posizione geografica, quindi, di relativo isolamento, che ha avuto notevoli influenze sulla storia siciliana.</p>
<p>L&#8217;isola forma un triangolo isoscele quasi perfetto, terminando a nord-est con la punta (o capo) del Faro, presso Messina, a ovest con il capo Boeo o Lilibeo, presso Marsala (in provincia di Trapani), a sud-est con il capo Passero. La superficie insulare ha una morfologia piuttosto complessa e irregolare, e anche l&#8217;andamento costiero è molto vario. Il territorio è per quasi due terzi (61,4%) collinare e per circa un quarto (24,5%) montuoso; ben poco spazio resta dunque alle pianure, che sono tutte situate lungo i litorali.</p>
<p>La sezione montuosa dell&#8217;isola include sei principali rilievi, assai diversi per orientamento, origine e struttura delle rocce. Nella metà orientale della fascia costiera si sviluppano, da est a ovest, tre gruppi montuosi che complessivamente vengono denominati Appennino siculo: i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie.</p>
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		<title>La Sicilia risorgimentale e dell&#8217;autonomia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia risorgimentale presenta due distinte periodi: la Sicilia borbonica fino al 1860 e quella unitaria dopo tale data. Passata la bufera napoleonica e ritornato al suo trono di Napoli nel 1815, re Ferdinando di Borbone, non soltanto abolì la Costituzione ma con l’atto di unione del 1816 unificò i due regni e divenne Ferdinando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia risorgimentale presenta due distinte periodi: la Sicilia borbonica fino al 1860 e quella unitaria dopo tale data.</p>
<p>Passata la bufera napoleonica e ritornato al suo trono di Napoli nel 1815, re Ferdinando di Borbone, non soltanto abolì la Costituzione ma con l’atto di unione del 1816 unificò i due regni e divenne Ferdinando I re delle due Sicilie. Proseguì una politica accentratrice che provocò prima la crisi economica e scatenò poi la rivoluzione (1820-1821), che portò al governo di Palermo una giunta provvisoria.<br />
L’effimera vita della giunta, osteggiata da città come Catania e Messina, riportò alla ribalta, agevolata dalla decisione della corte napoletana di sopprimere l’istituto del viceregno.</p>
<p>L’impopolarità dei Borboni, i moti insurrezionali del 1837, 1848,1855, la diffusione delle idee illuministiche e democratiche agevolarono l’impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Con il Plebiscito del 1860, l’Italia fu liberata dai Borboni, ed entrò a far parte del regno d’Italia.<br />
L’unità si rivelò ben presto una delusione, il peso fiscale aumentò paurosamente tanto che la Sicilia protestò nel 1866 con l’ultima rivolta risorgimentale che fu domata dal generale Cadorna.</p>
<p>Dopo la seconda guerra mondiale la Sicilia vide aggravarsi i suoi problemi da fenomeni postbellici, tra cui il banditismo. La Sicilia del 1943, esasperata per i lunghi torti subiti, generò il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia guidato da Finocchiaro Aprile che sostenne una vera e propria battaglia presso Caltagirone e chiese un nuovo Status per la Sicilia.<br />
Le condizioni politiche fecero sì che per la Sicilia, il 15 maggio 1946 fosse decretata “una Autonomia Regionale a statuto speciale”. Il 20 aprile 1947 rinacque il Palamento Siciliano che era stato sospeso nel 1849.</p>
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		<title>Gli Spagnoli in Sicilia</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ricerche sulla Sicilia]]></category>
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		<description><![CDATA[La corona di Martino I passò alla sua morte al padre Martino II, caso veramente raro nella storia, che regnò fino al 1410. Alla sua morte non avendo eredi diretti, si riunì a Caspe il consiglio della Corona d’Aragona, che nominò re Ferdinando di Pastiglia. Con questo re si iniziò il periodo spagnolo in Sicilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La corona di Martino I passò alla sua morte al padre Martino II, caso veramente raro nella storia, che regnò fino al 1410. Alla sua morte non avendo eredi diretti, si riunì a Caspe il consiglio della Corona d’Aragona, che nominò re Ferdinando di Pastiglia.</p>
<p>Con questo re si iniziò il periodo spagnolo in Sicilia che durò fino al 1713 e che viene chiamato “Età dei Viceré”, perché i Siciliani non videro altro re che Carlo V e solo per tre mesi. I re Spagnoli nominavano al loro posto dei viceré scelti tra i nobili del tempo e affidavano a loro la reggenza della Sicilia in loro assenza.</p>
<p>L’isola divenne, cosi, un vicereame spagnolo e visse nell’orbita indolente della politica della Spagna. Le vicende di questo periodo hanno una importanza relativa nella storia e nella politica dove il vero protagonista fu il banoraggio che dette vita alla difesa di una falsa libertà che consentiva la conservazione dei vecchi privilegi e l’usurpazione dei nuovi.</p>
<p>Il secolo XV vide una prestigiosa fioritura della cultura siciliana, nel 1434 fu fondata la prima Università dell’isola, quella di Catania; straordinaria fu la diffusione dell’umanesimo siciliano oltre i confini d’Italia. L’arte siciliana presenta una figura veramente eccezionale, quella di Antonello da Messina, la cui pittura ha destato un coro generale di lodi.</p>
<p>Il dominio spagnolo terminò nel 1713, ma nel primo quarantennio l’isola passò attraverso oltre tre dominazioni, quella sabauda, quella austriaca ed infine quella barbonica che durò fino al 1860, anno in cui la storia siciliana confluì in quella del regno d’Italia.</p>
<p>La Spagna però non aveva desposto il vecchio desiderio di ritornare e il Re Filippo V di Spagna inviò il figlio Carlo Borbone al comando di un esercito in Italia per impadronirsi del regno di Napoli. Poi passò a conquistare la Sicilia dove Carlo di Borbone venne incoronato Re nel duomo di Palermo. Fu questa l’ultima incoronazione di un re in Sicilia.</p>
<p>Il riformismo borbonico fu continuato dall’opera di due viceré: Domenico Caracciolo e il Principe di Caramanico che promossero riforme vastissime, ancora una volta i baroni rinsaldarono le loro posizioni con la presenza in Sicilia della Corte Napoletana.<br />
Le idee della Rivoluzione Francese si fecero strada anche in Sicilia e il giurista palermitano Di Blasi ordì un congiura per instaurare un governo repubblicano ma venne scoperto ed arrestato.</p>
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